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Gironzolando a New York: la Copertina di Physical Graffiti

Physical Graffiti – Led Zeppelin (1975)

Copertina Originale: Peter Corriston

VALORE VINILE DA COLLEZIONE

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PHYSICAL GRAFFITI TRACKLIST
(TESTI, TRADUZIONI E SIGNIFICATO)

Quanto lungo sarebbe il libro con tutti i graffiti scritti nei palazzi di New York?

La copertina di Physical Graffiti è una delle più famose e curiose immagini nel mondo della musica.

É geniale pur non essendo originale (anche i Led Zeppelin ne hanno una simile “in casa”, ma non è solo questo), è uno spettacolo per gli amanti delle proporzioni ed è cucita addosso al significato dell’album per il gruppo.

Tra l’altro è anche facile da trovare.

Per vederla basta andare a New York, al 96 e 98 della 8th Street a St Mark’s Place, East Village, vicino al Tompkins Square Park.

Magari tu l’hai visto, questo palazzo. Io intanto mi faccio una domanda.

Si può trascorrere due mesi negli Stati Uniti e non andare a New York? Due occasioni, sessanta giorni totali, e mai a New York?

Si può. Certo che si può.

Quando ero tornato, la seconda volta, tutti me lo facevano notare. Come si fa a non andare a New York con tutto quel tempo. Come. Bastavano due o tre giorni. Colpevole. Shame on you. E così via.

Chiedo umilmente scusa.

Ad ogni modo la famiglia del Texas che mi ospitò si trasferì a NYC poco tempo dopo. E si sa, i racconti di chi vive la città valgono oro.

New York è una città immersa in una dimensione tutta sua, ti accoglie come il suo ospite più importante ma quando te ne vai non se ne accorge. Da buona padrona di casa t’intrattiene in tutti i modi possibili. Molti di questi modi hanno a che fare con la musica.

Se ami la musica, mi dicono dalla regia, “The Big Apple” fa gara a parte.

New York non dorme mai perché a ogni ora c’è almeno un busker (un’artista di strada) che sta suonando o cantando una canzone. Per fortuna. A New York non sei mai solo, c’è sempre un club, un bar, un concerto a tenerti compagnia. New York New York diceva Frank Sinatra, dicendo tutto.

In effetti non c’è tanto da dire, basta pensare che la città ha strade dedicate alla musica, tipo Broadway, e palazzi diventati celebri grazie alla musica, tipo il palazzo della copertina di Physical Graffiti, sesto album dei Led Zeppelin.

Il gruppo non era lo stesso sebbene fosse il solito gruppo.

Cambiato da Led Zeppelin IV, diverso anche da Houses Of The Holy.

Già. La band è cambiata, ora riesce a fondersi con il passato, come una creatura che si trasforma fino a trovare il suo equilibrio.

Il Significato di Physical Graffiti

Physical Graffiti, album e copertina, significa equilibrio. Simmetria.

Per Jimmy Page vuol dire l’equilibrio tra luce e ombra che i Led Zeppelin trovano finalmente con il loro primo doppio album (è una moda in questi anni, dopo i Beatles con White Album, i Rolling Stones con Exile on Main St. e Quadrophenia degli Who).

Nel 1975 il gruppo è sulla salita principale del loro percorso, quando l’ottovolante resta in equilibrio prima di scendere. Prima di cadere.

Tra non molto inizierà la discesa.

Anche per Peter Corriston, autore della copertina di Physical Graffiti, vuol dire bianco e nero vicini senza diventare grigio, giorno e notte, front cover e back cover. Corriston progetta l’immagine e collabora con Mike Doud e la sua agenzia grafica AGI, a Londra, per le note di copertina.

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Il palazzo riempie tutto lo spazio in copertina e sembra voler farsi un giro per le vie newyorkesi. Fortunatamente abbiamo l’indirizzo per raggiungerlo.

È un doppio edificio di cinque piani, perfettamente uguale a tanti altri a New York.

Peter Corriston lo sceglie perché simmetrico. Due porte, una per lato; quattro scale, due per lato; sedici finestre, otto per lato. Due, quattro, sedici, tutto elevato alla potenza. Sedici come i milioni di copie vendute da Physical Graffiti solo negli Stati Uniti.

É vero che l’idea di Corriston non è originale ma arriva dalla copertina di Compartments di Jose Feliciano del 1973, comunque la sua scintilla va al di là di ogni copertina creata fino a quel momento.

Taglia il quinto piano dell’edificio per rendere l’immagine adatta a una copertina quadrata di vinile (l’alternativa sarebbe stata fotografarlo da più distante, includendo però altri particolari che avrebbero rovinato l’equilibrio), fa un numero imprecisato di modifiche, si spinge oltre e ne crea otto.

La Versione Originale della Cover

Ebbene sì. La versione originale di Physical Graffiti ha otto immagini di copertina.

Corriston scatta foto di giorno per le front cover. Gli scatti notturni sono le back cover.

C’è una front cover e una back cover interna per ogni disco, quattro immagini dove Corriston fa sbucare dalle finestre svariate cose.

68 tra persone, oggetti, animali e ciò che possiamo classificare con “altro”.

Cambiavi l’inner sleeve inserendola nella fessura dell’involucro principale della copertina, e ti godevi il condominio da “fuori”, con soggetti sempre diversi. I personaggi cambiavano, sembravano muoversi. La copertina che si muove e cambia era un concetto proposto anche per il dirigibile-fumetto di III.

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É difficile fare l’elenco completo degli occupanti delle finestre senza un vinile con la copertina originale davanti. Di sicuro c’è:

  • Lee Harvey Oswald, l’assassino di Kennedy
  • Stanlio e Ollio
  • Elizabeth Taylor che interpreta Cleopatra
  • Flash Gordon
  • Un gatto
  • L’astronauta Buzz Aldrin. Qui l’aneddoto è incredibile. Si pensa che Corriston e Doud volessero inserire Neil Armstrong, il primo uomo a calpestare il suolo lunare, e non il secondo (Aldrin). Si tratterebbe di un errore. Se così fosse, la band avrebbe cannato per la seconda volta a mettere Armstrong in un album dopo la foto di gruppo in Led Zeppelin II.
  • La Vergine Maria
  • Dipinti come la Dama con L’Ermellino di Leonardo da Vinci
  • …e anche Proserpine di Dante Gabriel Rossetti
  • Judy Garland e il cast del Mago di Oz
  • Il bodybuilder Charles Atlas
  • La Regina Elisabetta
  • I Led Zeppelin
  • Peter Grant (che all’inizio non era convinto di questa idea)
  • Tre aerei da guerra
  • Un cavallo, un maiale e un cane
  • Il pittore, scultore e scrittore Marcel Duchamp
  • Papa Leone XIII

Hai riconosciuto altri soggetti oltre a questi? Fammelo sapere nei commenti!

Ci sono due gatefold centrali bianchi con i titoli delle canzoni, uno per disco. Il carattere e la dimensione delle lettere cambiano nella stessa parola, a confermare il movimento, la dinamicità, il miscuglio di stili nell’album.

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Infine c’è la prima cosa che vediamo: la copertina esterna (front + back) con il titolo dell’album sulle finestre nel fronte e un più che onesto niente, tranne il marchio Swan Song, sul retro.

Nella versione cd resta solo la cover esterna. Il divertimento di cambiare immagine interna componendo front e back cover per cambiare i personaggi resta un gioco della sola versione in vinile.

Otto cover. Otto. 8. Un numero cicciotto, equilibrato, formato da due tondi, che sta ben piantato a terra anche se lo fai roteare.

La cover di Physical Graffiti è coerente con il significato dell’album per la sua idea di equilibrio, ma non solo per questo.

Per i Led Zeppelin e Jimmy Page, Physical Graffiti è anche una mescolanza gradevole di elementi, stili e influenze fino a quel momento mai raggiunta. Come se il gruppo suonasse con tante altre persone, contemporanee o del passato, reali o di fantasia, e si divertisse da matti.

Se proprio dobbiamo confinarlo a un genere musicale, il risultato è un tripudio di rock: hard rock, progressive rock, blues, rock acustico e strumentale, soft rock, country rock e rock orchestrale sinfonico.

Il cavallo di battaglia dell’album (e brano preferito degli Zeppelin) è proprio a base di rock multietnico.

I Brani di Physical Graffiti

Kashmir sembra sfidare Stairway to Heaven per il trono di reginetta della scuola, con i suoi otto minuti, la sua bellezza per il gruppo e le sue influenze orientali. Cosa più importante, Kashmir non aveva un significato oscuro come Stairway to Heaven, o almeno le persone non si sarebbero messe a cercare un significato oscuro, e questo per gli Zeppelin era splendido.

Robert Plant la pensò durante un viaggio in macchina nel Sahara due anni prima, con il titolo “Driving To Kashmir”. Per la band è una delle migliori cose mai scritte, il riassunto di tutte le loro caratteristiche, il culmine della loro unione.

Scrivono e compongono Kashmir a Headley Grange, a proposito di edifici famosi. Ovviamente.

Quella casa aveva gli effetti di una droga.

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Headley Grange, luogo dove i Led Zeppelin composero gran parte di Physical Graffiti

Jimmy Page è l’unico a stare lì giorno e notte nei mesi di composizione.

Il chitarrista scrive da solo lo scheletro di Ten Years Gone, e presenta ai suoi compagni una musica fluttuante e ipnotica. Gli altri aggiungono pezzi e la loro personalità, il brano cambia, cresce e s’incastra alla perfezione.

Per il loro sesto album, i Led Zeppelin scrivono a Headley Grange nove canzoni su quindici.

Il gruppo include scarti eccellenti degli anni precedenti:

  • Night Flight e Boogie With Stu nel 1971 da Led Zeppelin IV, scritte a Headley Grange. Da IV i Led Zeppelin avevano scartato anche Down By The Seaside.
  • Il gruppo tiene fuori The Rover due volte. Prima era una traccia acustica del 1970 per III, poi diventò hard rock nel 1972 per Houses Of The Holy. Gli Zeppelin includono in Physical Graffiti altri brani dal quinto album: Black Country Woman e l’omonimo Houses Of The Holy.
  • Infine Bron-Yr-Aur, il dessert. Dolcissima gemma acustica. Una carezza di Jimmy Page che si era lasciato trasportare dai chitarristi folk Bert Jansch e Davy Graham durante Led Zeppelin III.

Physical Graffiti sembra una compilation di rarità fatta da persone diverse, che guidano un dirigibile con la stessa carrozzeria ma un altro motore sotto il cofano.

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Il cottage di Bron-Yr-Aur (Seno d’Oro la traduzione gallese), dove Page compose l’omonimo brano strumentale di Physical Graffiti

Girovagando a New York

È da vedere, il palazzo, per annusare Physical Graffiti dal vivo, passeggiando nella storia del rock, sedendo sulla scalinata dov’era seduto quell’uomo con i capelli lunghi a sinistra che sembra tanto John Bonham (ma potrebbe essere un passante).

Oppure entrando nel ristorante che oggi porta il nome dell’album.

Semplicemente per dire di esserci stati. Una delle tante cose con poco senso che si fanno ai giorni nostri. Io c’ero. Bisogna esserci.

Ci sono i Led Zeppelin nel 1975 e volano, in alto, per ora ignari di ciò che il destino ha in serbo per loro, sono lassù nell’ultimo piolo della scala, in cerca di un cielo più alto.

Con Physical Graffiti il motore del dirigibile accelera con una misteriosa miscela molto più potente di prima, il sesto album trascina in avanti anche gli altri cinque, come se si tenessero per mano.

Il giro di boa degli anni 70 è mostruoso per i Led Zeppelin, con la perfetta sintonia di gruppo e sei album insieme nella classifica Billboard. Un record.

Purtroppo nella seconda metà degli anni 70 la fortuna (o la vita, o chissà cosa) si riprenderà tutto, più gli interessi.

Ma ci arriveremo, a suo tempo, ci arriveremo.

Quanto a me, di certo non farò il record di tre volte negli Stati Uniti senza vedere New York.

Credo che mi ci perderò, senza dubbio, ma orientarsi è facile. Basta tenere sempre in mente questo palazzo.

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Preferisci Kashmir o Stairway To Heaven?
By |2019-02-26T12:43:51+00:002 Dicembre 2018|Categories: Copertine Vinili Famose|Tags: |

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Toglietemi la musica, tanto vale che mi togliete l'ossigeno per respirare. Mi piace la musica che riesce a entrarmi nella mente, quella buona, che mi fa stare bene e mi aiuta in diversi modi. Spazio in tutti i generi musicali e li ascolto tutti. Per me la musica è colore, il che è buffo visto che sono daltonico. Ogni canzone o album è un colore, a seconda dell'emozione o esperienza che il mio cervello associa. Il colore cambia se la canzone mi trasmette emozioni e sensazioni diverse da prima, se il mio rapporto con quell'album nel frattempo è cambiato. Colore vuol dire libertà, significa togliere le catene alla musica, senza classificarla. E questo vuole dire tutto. Con Legendary Cover provo a raccontarti qualcosa sulla musica, per passarti qualcosa e farti vedere un po' dei miei colori.

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