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Facciamo un gioco. Immaginiamo di avere una macchina del tempo e di tornare indietro all’In The Flesh Tour.
Ascoltiamo i Pink Floyd esibirsi in Animals in versione integrale, e proviamo a goderci l’esibizione nonostante il casino e le urla. Proviamo a goderci lo spettacolo, ma niente distrazioni, dobbiamo stare ben attenti quando cantano Pigs (Three Different Ones) perché è in quel momento che Roger Waters fa qualcosa che cambia la storia del gruppo.
Se provassimo a fermare Waters, nessuno potrebbe ascoltare The Wall.
Con uno sputo ha spalancato una porta scorrevole, quella che fa cambiare le cose, una porta che prima non c’era e ora c’è.
Quel giorno è cambiato tutto.

Non era un giorno ma una notte.

La notte che cambia la carriera dei Pink Floyd è una notte di inizio luglio della seconda metà degli anni settanta, quando i Pink Floyd stanno portando Animals in giro per il mondo e Wish You Were Here è lontano, lontano anni luce, anche se tutti vorrebbero ci fosse ancora quella sintonia.

Manca sintonia ma c’è una folla in delirio nella notte del 6 luglio 1977, ultima data dell’In The Flesh Tour, detto anche Animals Tour.

Una tournée da subito nervosa, un precario equilibrio fino al gran finale. Il finale è questa serata urlante di confusione, roboante di petardi e piena di entusiasmo perché, al contrario della piega che stava prendendo per i Pink Floyd, tutti stanno celebrando una serata di musica.

Questa serata pone fine alla seconda vita dei Pink Floyd, se la prima è stata quella insieme a Syd Barrett.

Questa notte, a Montreal da una parte ci sono i Pink Floyd, ancora in quattro, ancora un vero gruppo, dall’altra ci sono ottantamila persone in carne e ossa (in the flesh), felici, agitate e rumorose. Soprattutto rumorose.

Lo spartiacque, secondo dopo The Dark Side Of The Moon, si apre per il casuale incontro di due fattori tra loro concatenati, un impianto audio scadente e decine di migliaia di persone in preda a eccitazione, stanchezza e frustrazione per un suono scadente, distorto e debolissimo per uno stadio delle dimensioni dell’Olympic di Montreal.

Il pubblico si agita, urla, i movimenti non sono gioia, ma agitazione. A vederlo da fuori non è un concerto, sembra più a una rivolta. Dalle file dietro riescono a sentire poco oltre la stanca batteria di Nick Mason.

Le transenne sembrano vive, tanta gente sta spingendo come se cercasse di caricare, come se volesse salire sul palco per provare a fare meglio.

C’è chi vorrebbe e non può ascoltare e chi non vuole saperne di ascoltare.

Chi sono i veri fan in questo stadio, stasera?

Dev’essere stato questo il pensiero di Roger Waters mentre comincia a cantare Pigs, a una manciata di secondi dalla sliding door.

Nei suoni animaleschi e selvaggi di questo pezzo mostruoso, Waters deve aver intonato uno dei “Ha ha, charade you are…” o almeno ci avrà provato, perché a un tratto un petardo lanciato da un punto nel buio sotto il palco viaggia nello spazio e forse nel tempo, arriva magicamente sopra il palco ed esplode a pochi centimetri dal bassista. Sembra una bomba. Booom.

Tutto si ferma, anche il tempo.

Waters smette di suonare, tesissimo, e inizia a parlare con le persone in prima fila.

Non chiede come sta andando la serata, né si informa sull’ottima marca dei petardi.

Sembra più una dichiarazione di guerra.

Waters si sarà chiesto: “É un concerto, questo? Questi sono diventati i Pink Floyd? Chi è davvero un fan?”  (“We’re gonna find out where your fans really stand!” – In The Flesh)

E questi sono tre mattoni ben piantati per terra a creare le fondamenta per qualcosa con radici profonde.

Seguono grida, insulti e schiamazzi, tutti mattoni, uno sopra l’altro, e infine, il gesto più significativo, la classica goccia che fa traboccare il vaso: Roger sputa a un ragazzo che continua ad agitarsi in mezzo al gruppo di rivoltosi.

La sliding door è questa e i Pink Floyd l’hanno già oltrepassata, accompagnati per mano da Roger Waters.

Oltre la soglia c’è Il Muro, un album ultrapersonale, che parla di isolamento, il sentimento più vicino a Roger Waters in quel momento.

Per i Pink Floyd era stato un tour tormentato. Waters andò vicino a prendere calmanti per frenare l’ansia e l’agitazione, una situazione che porterà, poco dopo, a fargli scrivere e ideare il testo di Comfortably Numb. Sempre Waters si sarà chiesto quale fosse il rapporto tra gruppo e fans, se fossero diventati una macchina da numeri, o una stupida band che suonava a uno stadio vuoto; si sarà domandato come diamine sia possibile per le persone ascoltare davvero un concerto in mezzo a un casino infernale.

Tutti questi pensieri sono mattoni dello stesso Muro, un concetto molto più  profondo di uno sputo a un fan in un momento di rabbia, qualcosa nella mente e nel cuore di Roger Waters che ora cerca di farsi spazio per uscire.

Roger aveva già un bel po’ di mattoni messi da parte, l’ultima data dell’Animals Tour è l’argine del fiume che finalmente si rompe.

Deve aver capito che quello era isolamento dal loro pubblico ma deve essere successo tutto velocemente perché, subito dopo Montreal, Roger Waters inizia a scrivere. In pochi mesi compone abbastanza materiale per tre album.

La demo Bricks In The Wall, una cosa deliziosa da nome The Pros And Cons Of Hitch Hiking e altri pezzi sparsi. Alcuni finiranno in The Final Cut, altri resteranno inediti e saranno gli Spare Bricks, i mattoni sparsi, appunto.

Fa scegliere ai Pink Floyd l’album da suonare insieme, l’altro sarà un lavoro solista, e davvero non c’è da sorprendersi del fatto che si stava isolando anche dal suo gruppo.

I Pink Floyd scelgono Bricks In The Wall, che dopo tante modifiche e cambiamenti sarà l’enigmatico, incombente e lapidario The Wall.

Un album pieno di dolore, rabbia e paranoia, così attuale che sembra roba di due ore fa. La storia di Pink tra infanzia, genitori, la mancanza del padre, la paura della guerra, la scuola, la moglie, i tradimenti, la solitudine e l’isolamento, soprattutto l’isolamento da tutti, prima di tutto dai suoi fans.

La storia di Pink, la storia di Waters nella mancanza del padre e l’isolamento.

E la storia di Syd Barrett per le manie, le dipendenze, di nuovo su Muro, questa volta con tutti

Ed è anche un po’ parte della storia di molti di noi, dell’uomo in generale, perché a guardar bene c’è un po’ di The Wall dentro ognuno di noi.

The Wall all’inizio era un album diverso da quello che conosciamo. Il The Wall Tour non sarà come l’Animals Tour: quello del Muro sarà qualcosa di spaziale in confronto, una dimostrazione di abilità dal vivo senza paragoni (per quell’epoca) che abbiamo ancora la possibilità di godere grazie a prodigiose registrazioni dal vivo sbucate dal nulla.

Qual è il modo migliore di conoscere Pink?

Abbiamo vissuto Animals e oltrepassato lo spartiacque, indietro non si torna: dobbiamo entrare nel Muro.

SCALETTA CONCERTO

PINK FLOYD "IN THE FLESH TOUR" 55^ DATA
MONTREAL, CANADA - 06.07.1977

1.Sheep

2.Pigs On The Wing 1

3.Dogs

4.Pigs On The Wing 2

5.Pigs (Three Different Ones)

6.Shine On You Crazy Diamond (I-V)

7.Welcome To The Machine

8.Have A Cigar

9.Wish You Were Here

10.Shine On You Crazy Diamond (VI-IX)

Encore:

11.Money

12.Us And Them

Encore 2:

13.More Blues (con Snowy White al posto di David Gilmour, uscito perché insoddisfatto dell’esibizione del gruppo)

Nella storia dei Pink Floyd succedeva…

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1977 – Animals

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1979 – The Wall

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