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Eddie Mostro di Bravura: le Copertine degli Iron Maiden di Derek Riggs

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Eddie The Head, dove sei?

Da un disegno di Derek Riggs sei entrato nelle copertine di tutti gli album degli Iron Maiden e ti sei intrufolato nella storia della musica.

Primo personaggio di fantasia a riuscirci, è come se fossi in vita, no?

Guarda, per me ci sei davvero da qualche parte, e ti spiego perché.

Nella mia testa, penso che sai fondere le chitarre come Dave Murray e Adrian Smith, Eddie.

E forse sai usare la batteria come Clive Burr. Forse.

La tua voce ha la profondità di Di’Anno, la forza di Dickinson e non sei meno deflagrante di loro; sei nato nella testa di Steve Harris ma siete cresciuti e invecchiati tutti insieme.

Eddie The Head, ammettilo, sei la mascotte degli Iron Maiden ma anche il loro vero manager.

Li hai aiutati con quel primo album, portando fortuna, spingendoli controvento durante la tempesta punk della seconda metà degli anni 70.

Con il tuo ghigno avevi previsto tutto.

Il successo, i migliaia di fan ad aspettarvi senza saperlo, tu che saresti diventato una malefica star da copertina, mostro, faccia, cuore e anima degli Iron Maiden.

E grazie a Derek Riggs che, quel giorno, si è messo a disegnarti.

Eddie e Derek Riggs: un disegno mostruoso

Derek Riggs è tra i disegnatori di cover più divertenti, curiosi e stravaganti.

Il suo stile può piacere o no, è ovvio, ma se guardi bene le sue copertine capisci che si diverte da matti, tra collegamenti con altre cover, messaggi subliminali e dettagli.

Con Eddie se la spassa, ma la prima volta che lo disegna non se la passa bene.

É un artista diciottenne escluso da una scuola d’arte che vive secondo la sacra legge londinese del DIY (do it yourself).

“L’arte di arrangiarsi”: era un periodo difficile.

Riggs è in cerca di fama, come gli Iron Maiden.

Un pomeriggio, due anni prima di conoscere Steve Harris, Derek disegna un tizio scarnificato, con lunghi capelli punk e t-shirt strappata.

Il…

  • mostro?
  • scheletro?
  • zombie?
  • tutti e tre?

… la creatura si chiama “Electric Matthew Says Hello”.

Maschio, bianco (anche se il colore della pelle è indefinito), età imprecisata, magrissimo, e punk, perché, da quando ci sono i Sex Pistols, il punk a Londra è un fenomeno musicale, sociale e culturale totalizzante.

É come aprire un account social oggi. Credi di cavartela, ma la moda ti prende e lo fai, senza pensarci.

Così Derek, travolto da quella new wave, disegna questo mostro punk, e non a caso sceglie un mostro.

Tempo prima aveva visto alcune foto di ragazzi uccisi durante la guerra del Vietnam. Quella gioventù massacrata, sprecata dalla società, gli era sembrata mostruosa.

L’originale Electric Matthew rappresenta le generazioni di giovani ragazzi buttate via.

Derek vuole vendere il disegno, nessuno vuole il disegno di Derek.

Poco commerciale. Ok, però è punk. Ma non basta. Ok. Interesserà a qualcuno, un giorno. Sicuro. Interesserà. Forse.

Interesserà a Steve Harris nel 1980. Gli Iron Maiden cercano la loro prima copertina.

Riggs mostra il disegno a Steve, Steve ama subito “Electric Matthew Says Hello”.

Somiglia molto alla visione quando pensò al nome “Iron Maiden”, la materializzazione dell’orrore che provò in quel momento.

Iron Maiden: qualcosa di spaventoso ma, per Steve, irresistibile.

Irresistibile.

La Nascita di Eddie The Head

Ironia della sorte, Steve Harris fa il macabro, geniale pensiero durante il periodo di Natale 1975, momento tradizionalmente pieno di pensieri positivi e d’amore.

Beh, il suo è amore.

Il bassista sta guardando il film del 1939 The Man With The Iron Mask e pensa alla Vergine di Norimberga, strumento di tortura medioevale in cui una persona era rinchiusa in un corpo di metallo e ridotta a un colabrodo.

Con l’origine del nome, Harris ha anche la visione di Eddie The Head.

È un nome tremendo e affascinante, Iron Maiden, creatura di metallo pesante, pericolosa per la sua incontenibile voglia di un nuovo heavy metal.

La new wave of heavy metal è un genere che vuole uscire come fosse imprigionato in un corpo di metallo.

Ma la fanciulla di ferro, nella Londra punk, non può sfondare la porta di uno studio discografico.

Quelle porte non si sfondano, si aprono con le chiavi di qualcun altro.

Quattro anni dopo, la EMI accompagna la fanciulla in sala di registrazione, come al ballo di fine anno.

Fuori dalla porta, ci sono decine di migliaia di fan: molti sono ignari, non hanno mai sentito gli Iron Maiden, ma altri li seguono nei locali di East London, e sanno che Eddie The Head è una testa.

Una testa di cartapesta dietro la batteria di Doug Sampson, trovata del loro manager Dave “Lights” Beasley per rendere più fighe le scenografie dei concerti.

All’inizio, Eddie è una maschera kabuki, già inquietante perché spruzza sangue (finto, per carità, ma è il pensiero che conta) sul pubblico a fine esibizione.

Poco tempo dopo la maschera è in lana di vetro, molto più grande, come se volesse uscire dal palco, per trovare spazio, scrutando l’ambiente con occhi lampeggianti e fumo che esce dalla bocca.

Il nome Eddie per l’assonanza con Head (Ead Ead).

Prima dell’incontro tra Harris e Riggs, Eddie non ha per nulla le sembianze del disegno.

Ora, a pochi giorni dalla pubblicazione del primo singolo, Running Free, Eddie ha un corpo e finalmente può muoversi, camminare e fare diverse cosucce per far molto parlare di sé.

Con più capelli, più metal e meno punk, sarà perfetto…

Sarà Eddie The Head in versione umana.

Eddie The Head in Copertina

Derek Riggs disegna Eddie in tutte le copertine degli Iron Maiden fino al 1990.

Fino a quando c’è lui, Eddie e le sue performance sono disegnate a mano.

Da Fear Of The Dark, il gruppo decide di cambiare volto (e anima) alla sua mascotte. Le immagini saranno fatte con programmi grafici, l’effetto non sarà lo stesso.

Dopo il 1990, Riggs porta Eddie in alcune versioni live in vinile e ancora in studio con Brave New World, nel 2000.

In questo articolo vediamo la storia di Eddie nelle copertine di Derek Riggs. Nei vinili, l’artista firma le cover con questo simbolo:

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Sapresti trovare tutte le firme? Alcune sono ben nascoste.

Ti ricordi che ti ho detto che Derek si diverte?

Bene, inizia a divertirsi dalla primissima copertina, tenendo Eddie nascosto al pubblico.

Copertine

1980 – Running Free

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La prima di Edward T Head è in fondo al vicolo nella copertina di Running Free, nel febbraio 1980.

Eddie è ancora in ombra, per ora.

Serve un bello zoom anche per vedere la firma-simbolo di Riggs, sulla scatola accanto al bidone delle immondizie senza coperchio.

Si vedrebbe ancora meglio toccando la copertina del vinile con il naso.

Eddie è un ragazzo con la faccia buia, nessuna selva di denti: solo occhi bianchi e capelli arruffati.

Ha una bomboletta spray in mano, con cui ha scritto sul muro i nomi di alcuni gruppi: Led Zeppelin, Judas Priest, Scorpions, AC/DC, Sex Pistols.

E poi Hammers, per la squadra di calcio West Ham United.

Ci sarà sempre il dubbio se queste band fossero nemici o amici dei Maiden, la certezza è l’inquietante non-espressione di Eddie.

Anche se noi non la vediamo, l’espressione fa scappare il cantante Paul Di’Anno; il ragazzo si volta per guardare Eddie, ignaro del braccio di qualcos’altro che lo sta aspettando.

Bruce Dickinson dirà che la voce di Di’Anno è l’unica cosa positiva in un album, Iron Maiden, che suona come un “sack of shit”. L’influenza punk si sentiva, e il punk è la nemesi dei Maiden.

Il tema del primo singolo Maiden è la giovinezza ribelle di Di’Anno e, per estensione, parla della voglia di successo del gruppo.

“Stiamo arrivando”, sembrano dire gli Iron Maiden ai loro colleghi dell’epoca. “I vostri nomi sono segnati”.

Arrivano, ufficialmente, due mesi dopo, con l’album omonimo.

1980 – Iron Maiden

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Era proprio un ragazzo nel vicolo di Running Free.

É così giovane Eddie nella copertina del primo album degli Iron Maiden. Viso scheletrico e distorto, due bottoni bianchi come occhi, simili ai lampioni.

Di sicuro l’anima di Eddie The Head è nata con questo disco, al minuto 03:24 di Phantom Of The Opera.

Sul muro, alla sinistra di Eddie, c’è la firma di Derek Riggs.

La sua espressione è diabolica ma anche un po’ buffa, quasi sorpresa.

“Mr. Eddie, può mettersi in posa un attimo? Sia naturale. Fatto. Grazie”

Eddie sembra chiedere un parere a chi guarda la copertina.

“Che ne pensi? Eh? Che dici degli Iron Maiden?”

L’ambientazione è una periferia, i luoghi dove è iniziata l’avventura dei Maiden.

La periferia è una costante nelle loro prime copertine.

1980 – Sanctuary – Women In Uniform

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Che Eddie fosse un personaggio inquietante è chiaro da subito, ma con la copertina di Sanctuary iniziamo davvero a conoscerlo.

Di nuovo in una gialla periferia, Eddie accoltella il primo ministro inglese Margareth Thatcher, colpevole di aver strappato dal muro un poster degli Iron Maiden.

Nel resto del poster, sul muro, si vede il simbolo di Riggs.

La Thatcher giace a terra, il suo volto stranamente sereno, come se non riuscisse a togliersi la finta maschera politica nemmeno in un momento come quello.

La cover si becca una censura in Inghilterra con due barre nere sul viso del primo ministro.

Il manager Rod Smallwood, mentre stappa una bottiglia per la pubblicità gratuita, avrà pensato che se fosse stato il primo ministro a ordinare la censura (come avevano sostenuto, erroneamente, all’epoca) sarebbe stato anche meglio.

La Thatcher si vendica di Eddie nella copertina di Women In Uniform (ottobre 1980).

Diventa una soldatessa, con mitraglia in mano, e attende in un angolo il passaggio di Eddie con due ragazze. Una delle due è un’infermiera (o cameriera).

La firma di Riggs è sotto il gomito della Thatcher, incisa sul muro.

Per l’utilizzo di immagini femminili, nelle ultime due copertine, e un riferimento alla condizione sociale delle donne (cameriera/infermiera) gli Iron Maiden ricevono molte critiche e sono accusati di sessismo.

(Piccolo parallelo curioso: anche Roger Waters fu accusato di sessismo, in quel periodo, per la copertina di The Pros And Cons Of Hitch Hiking. Anche quella cover fu censurata, sempre con un rettangolo nero)

Capita, va bene lo stesso.

Che gli Iron Maiden ci siano lo si capisce dal manifesto, dietro la Thatcher, riappeso al muro.

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1981 – Killers

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Lo strepitoso successo di Iron Maiden non deve ingannare: la band era completamente insoddisfatta.

L’album suona male per l’etichetta punk imposta dalla EMI. Ovviamente, permisero ai Maiden di pubblicare il primo album, ma a un prezzo.

Forse, la cover di Killers è lo specchio dello stato d’animo degli Iron Maiden dopo il primo album. Erano arrabbiati e pericolosi.

Come a conferma, l’Eddie della copertina di Killers è cattivo, con un ghigno omicida e negli occhi una luce rossa come il sangue sulla sua accetta.

Con quella ha appena colpito (credo ammazzato) qualcuno che gli è rimasto appeso per la maglietta.

Sullo sfondo, le insegne di uno sexy shop e del The Ruskin Arms, un locale dove gli Iron Maiden solitamente suonavano.

Molti dicono che il “nuovo” Eddie possa essere visto come il boia che cala l’ascia su Paul Di’Anno. Il cantante sarà allontanato per la sua dipendenza da droga e alcol proprio dopo l’uscita di Killers.

Il simbolo-firma di Derek Riggs è visibile in una delle finestre del palazzo degradato sullo sfondo.

Nella prossima copertina non ci allontaniamo molto da questo luogo.

1981 – Twilight Zone – Purgatory

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Killers si porta dietro tante altre critiche per le copertine dei due singoli: Twilight Zone e Purgatory.

Nella cover di Twilight Zone, Eddie è un fantasma che arriva alle spalle di Charlotte, il suo amore terreno. Lei ha una foto di Eddie sopra il tavolo.

L’immagine si rifà alle parole del brano, la prima canzone d’amore del gruppo.

Fuori dalla finestra, da dove è entrato Eddie The Head, si riconosce un particolare dell’edificio sulla copertina di Killers. C’è la sagoma della morte con la falce.

Non è invece facile vedere dove si è firmato Derek Riggs. L’incisione sul comodino, a destra di Charlotte.

L’espressione della ragazza è turbata mentre guarda la carta della Morte, in una stanza piena di particolari oscuri.

La sveglia esplode, un gatto nero sopra il letto e una statuetta simile a un demone sotto la scrivania.

Una parte della critica, oltre a tutti i gruppi religiosi, guardano questa copertina, poi quella di Killers, poi di nuovo questa.

Spargono le prime voci sulla passione degli Iron Maiden per l’occulto e il satanismo.

La copertina di Purgatory non aiuta a calmare le polemiche: la faccia di Eddie e a metà con quella del diavolo, come il purgatorio è a metà tra paradiso e inferno.

Il logo stavolta è facile, sotto la faccia del diavolo.

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1981 – Maiden Japan

L’EP Maiden In Japan è tratto dal “The Killer Tour”, in Asia.

È l’ultimo disco con la voce di Paul Di’Anno e sono prodotte due versioni: la prima, originale giapponese, con quattro canzoni; la seconda con cinque.

La band non vuole uscire con un EP, ma la casa discografica li obbliga a pubblicare un disco live.

Dopo aver cambiato la copertina.

La cover originale di Maiden In Japan mostra Eddie, trionfante, con la testa mozzata di Paul Di’Anno sotto i riflettori di un palcoscenico.

La copertina sarà sostituita con Eddie che impugna una katana, celebre spada e simbolo giapponese. Dietro, il sole nascente, uno degli emblemi del Giappone.

Il logo di Riggs è visibilissimo, vicino alla gamba di Eddie.

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1982 – The Number of the Beast

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La svolta. Dall’avere successo a essere il primo gruppo metal al mondo.

Corpo, anima e spirito heavy convergono definitivamente negli Iron Maiden con il terzo album, The Number Of The Beast, come quando tre fulmini cadono contemporaneamente nello stesso posto.

L’affinità è tale che Bruce Dickinson sembra sempre stato con loro.

The Number Of The Beast, derivante da un incubo di Steve Harris sul numero 666, è il loro primo, vero lavoro heavy metal made-in-Maiden, primo disco a raggiungere la vetta e primo divertimento di gruppo.

Lo spasso è così gigante che Eddie The Head gioca con il diavolo come fosse una marionetta attaccata ai fili, e lo stesso diavolo ha un piccolo pupazzo di Eddie appeso alla mano destra. Che tenerezza, giocano insieme.

Ma prima c’è la copertina di Run To The Hills, il singolo.

Nel combattimento tra Eddie e il diavolo, circondati da mostri, Derek Riggs aggiunge le piume di uccello sul manico dell’ascia, un tocco indiano in linea con il testo della canzone.

I Maiden hanno un costante interesse per le civiltà antiche e la loro cultura.

Dopo un mese, Riggs disegna la copertina di The Beast in un weekend senza sonno.

Gli telefonano giovedì per consegnare i disegni il lunedì successivo.

Avrebbe voluto aggiungere dettagli, qualcosa tipo Margareth Thatcher, distorsioni di questo tipo, ma non c’è tempo.

Secondo lui, per la fretta la copertina sarà stampata con i colori sbagliati.

Un errore di campionatura con il rosso, rispetto al suo disegno originale, e l’immagine esce quasi in bianco e nero a parte il rosso del diavolo, l’unico vero colore della copertina.

Riggs, insoddisfatto, si rifarà con la cover del singolo: Eddie in fiamme e la testa del diavolo in mano.

La versione americana della copertina sarà modificata accendendo il blu, e il risultato soddisferà Derek Riggs molto più di quella europea.

E non è tutto.

Questa copertina fa alzare a livelli altissimi il termometro tra i Maiden e i gruppi religiosi.

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1983 – Piece Of Mind

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Eddie rasato, lobotomizzato, rinchiuso in una stanza imbottita, stretto da una camicia di forza e (ma sì) anche da collare e un paio di catene.

Un malato di mente.

Forse una persona andata fuori di testa per le accuse di satanismo dopo The Number Of The Beast?

Eddie non si dà pace per i poster distrutti e i vinili rotti a martellate per paura di inalarne il fumo se fossero stati bruciati. Questa follia, opera di alcuni gruppi religiosi, accadeva davvero negli Stati Uniti dopo l’uscita di Beast.

Piece Of Mind è un tentativo di mettersi in pace, scacciando i cattivi pensieri.

È anche la loro risposta alle critiche che li accostano ad Aleister Crowley.

Il titolo gioca con le parole “Pezzo di Mente” e “Pace Mentale”. Il nome originale era Food For Thoughts: un “cibo per pensieri” può essere, appunto, un pezzo di mente.

Il manicomio di Eddie The Head potrebbe essere militare.

1983 – The Trouper – Flight Of Icarus

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Nella copertina di The Trouper, la sua calotta cranica è ancora tagliata e chiusa mentre avanza torvo con una spada e la bandiera inglese in mano. Sotto le gambe di Eddie, nelle rocce, la firma di Riggs.

Forse la copertina si collega all’intervento militare inglese nella Guerra delle Falkland, alcuni mesi prima.

C’era un forte sdegno dell’opinione pubblica inglese contro il governo Thatcher, e anche la musica parlerà a nome di queste persone.

The Final Cut, album dei Pink Floyd, o forse del solo Roger Waters, è uno degli album che più ricordano questa protesta.

Dalla cover di The Trouper, oltre a Sanctuary e Women in Uniform, si intuisce un malumore degli Iron Maiden nei confronti del governo Thatcher.

Nella cover di Flight Of Icarus, primo 45 giri pubblicato l’11 aprile 1983, Eddie alato ha appena bruciato le ali di Icaro con un lanciafiamme.

Icaro è un personale tributo di Derek Riggs ai Led Zeppelin, caduti all’improvviso tre anni prima. Come se fossero andati troppo vicini al sole.

Come ha detto lui stesso, il “suo” Icaro è ispirato all’opera di William Rimmer “Evening: Fall of Day”, con il celebre angelo, logo dell’etichetta degli Zeppelin Swan Songs e uno dei loro simboli più famosi.

A proposito di loghi: per firmare la copertina di Piece Of Mind, Derek inserisce il suo sulla collana della mano scheletrica, sulla back cover.

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1984 – Powerslave

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La copertina di Powerslave è splendida.

Una delle più belle opere di Derek Riggs per gli Iron Maiden, tributo del gruppo alla civiltà egizia.

La copertina dà un senso di immobilità e qualcosa di imminente che sta per accadere. Una sensazione strana rispetto al solito.

Eddie è parte integrante di un sepolcro, fermo e senza sorriso, immobile come una una sfinge, venerato come un faraone.

I lampi e i bagliori che convergono verso la punta della piramide sembrano nascere dal ritmo frenetico di Flash Of The Blade.

Derek Riggs lascia diversi messaggi nascosti in questa cover, praticamente impossibili da cogliere a occhio nudo, più visibili in una copertina di vinile:

  • “Wot a load of crap” a destra della piramide
  • “Bollokz” a sinistra
  • “Indiana Jones Was Here 1941” a sinistra
  • “Wot? No Guiness” e una figura simile a Charlie Brown a sinistra
  • Un disegnino di Mickey Mouse a sinistra

La firma di Derek Riggs è sopra l’entrata della piramide.

Assolutamente non facile vederla da qui.

1984 – 2 Minutes to Midnight – Aces High

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I due singoli di Powerslave contengono due messaggi importanti.

L’aria nella copertina di Powerslave è statica, in effetti, ma sta per succedere qualcosa, e la risposta è in “2 Minutes to Midnight” uscito un mese prima dell’album.

Eddie, con un fucile in mano, è immobile, la sua faccia non ha espressione. Ti indica, come fa lo Zio Sam d’America: “I WANT YOU”.

É seduto su una roccia con una piccola finestra da dove sparare rimanendo protetti.

L’idea di questa antiwar song è il Doomsday Clock, un orologio inventato dal Bulletin of the Atomic Scientits che misura il pericolo della fine del mondo a causa di guerre e scontri politici.

Mezzanotte è l’orario da non superare.

Nel 1984, al momento dell’uscita del singolo, l’orologio segna 3 minuti a mezzanotte, più vicino alla mezzanotte dal lontano 1953 (quando Usa e Urss avevano provato le bombe-H a qualche mese di distanza l’uno dall’altra, l’orologio segnava 2 minutes to midnight).

Nella copertina di 2 Minutes To Midgnight, la bomba atomica è appena esplosa e il bagliore del fungo fa luce a diverse bandiere:

  • Unione Sovietica
  • Afghanistan
  • Iraq
  • Iran
  • Inghilterra
  • Argentina
  • Stati Uniti
  • Israele
  • Cuba

Tutti gli stati in quel momento erano coinvolti in guerre o conflitti: dalle Falkland alla guerra tra Iran e Iraq, dai rifornimenti Usa e Urss all’intervento di Cuba in Angola. Inoltre, anche nel 1984, dicevi Israele e dicevi guerra.

L’immagine è una protesta per una corsa alle armi senza precedenti.

Anche la copertina di Aces High parla di guerra.

Si riferisce alla Battaglia d’Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, primo scontro combattuto esclusivamente in aria.

Nella copertina, Eddie pilota un aereo. Anche Bruce Dickinson pilotava aerei, in un certo periodo della sua vita. Curioso.

Eddie continua a essere senza capelli, ma ancora per poco.

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1985 – Live After Death

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Ancora per poco, perché Eddie ritorna in vita in tutta la sua potenza (e tanti capelli) nella copertina di Live After Death.

Immagine con diversi significati.

Eddie, ancora in catene dal manicomio di Piece Of Mind, esce dalla sua tomba nel terreno.

Sulla lapide c’è il nome “Lovecraft”, il celebre scrittore horror.

Troviamo il vero nome di Eddie (“Here lies Edward T. R.I.P.”) e un omaggio al racconto di H.P. Lovecraft “La città senza nome”, con queste parole: “That is not dead which can eternal lie, Yet with strange aeons even death may die.”

Nella back cover, vicino alla lapide di Eddie, ancora un gatto nero con occhi luminosi e aureola.

Troviamo altre lapidi con varie cose scritte:

  • Metal Lives
  • Here lies Derek Riggs R.I.P.
  • Live With Pride, lapide voluta dalla band come critica a chi canta in playback durante i concerti
  • Here Lies Faust in Body Only, frase tratta dalla leggenda di un uomo che aveva venduto l’anima al diavolo
  • Thank You

Nel 1985, Derek Riggs disegna anche la copertina di Run To The Hills versione live.

Gli era stato chiesto di combinare Run To The Hills a Phantom Of The Opera (il B-Side).

Riggs trasforma Eddie nel fantasma con un organo “eddizzato” (sembra un volto con occhi, tastiera come bocca e i tubi per capelli), in cima a una collina.

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1986 – Somewhere In Time

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1986.

I cellulari, Nintendo e cd spopolano nel mondo, portando tutti nel futuro, avanti a velocità supersonica.

Sempre nel 1986 i Maiden ritornano in studio per registrare Somewhere in Time.

Lo fanno da primo gruppo metal al mondo e si adeguano, quindi sperimentano.

Usano il synth in basso e chitarra, rifiutano in blocco tutto il materiale scritto da Bruce Dickinson e lasciano grande libertà ad Adrian Smith non solo per i testi.

Anche sperimenti di crisi per gli Iron Maiden, certo, e sperimenta anche Derek Riggs come se non ci fosse un domani.

Nella copertina di Somewhere in Time, piena di collegamenti, scherzi e segni del passato, Eddie cambia e diventa un cyborg tutto muscoli, tessuti e pistola laser.

La firma di Riggs è sul petto di Eddie.

Nel libro “Run For Cover: The Art of Derek Riggs”, l’artista racconta di aver realizzato la più complicata tra le cover degli Iron Maiden in tre mesi, e di essere arrivato al punto in cui non avrebbe potuto aggiungere altr0:

  • vicino alla mano robotica, un poster del primo album con la probabile scritta “Eddie lives”
  • sopra il poster, la scritta “Acacia”, forse la “22 Acacia Avenue” di Number Of The Beast
  • a sinistra della pistola di Eddie: un occhio egizio (occhio di Horus) per ritornare a Powerslave
  • riflessa sulla vetrina, dietro la gamba destra di Eddie, si legge al contrario la scritta “This is a very boring painting”. Forse verso la fine del lavoro Derek iniziava a vedere doppio o triplo
  • all’altezza della spalla destra di Eddie: Webster è Charlie Webster, direttore artistico della EMI
  • sotto le gambe di Eddie c’è il gatto della copertina di Live After Death
  • sempre visibile attraverso le gambe bioniche di Eddie c’è la “Pizza Hot”. Sopra c’è una scritta in cirillico che significa “sour milk” in russo.

Nella back-cover ci sono altre decine di particolari interessanti, legati alla vita della band e le loro opere.

Fantastico, Derek, anzi, fantascientifico.

1986 – Wasted Years – Stranger in a Strange Land

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Singoli: Wasted Years e Stranger in a Strange Land.

In Wasted Years, Adrian Smith racconta la nostalgia di casa durante il World Slavery Tour.

Per non rovinare la sorpresa ai fan sul nuovo stile di Eddie (come Running Free e l’album d’esordio), la presenza di Eddie in copertina è solo un riflesso sul monitor.

Sulla cover siamo di fronte alla plancia di comando di una navicella spaziale verso una massa luminosa che distrugge le meteoriti vicine.

A destra, secondo l’orologio digitale sono le 23.58: 2 minutes to midnight.

Negli schermi laterali:

  • In alto a sinistra: fuoco, fiamme e sagome di persone dell’inferno associato a Eddie
  • Piramidi e deserto in basso a sinistra: Powerslave
  • Le croci in un cimitero in alto a destra: Live After Death
  • Uno stadio: riferimento ai concerti da tutto esaurito della band

I primi tre, soprattutto, sono momenti del passato di Eddie The Head.

Sotto il titolo, un consiglio: “Do not waste your time searching for those wasted years”.

C’è voglia di cambiare in questi Iron Maiden?

Nella copertina di Stranger in a Strange Land, potresti distinguere il ghigno di Eddie in mezzo a cento persone, anche se indossa impermeabile e cappello.

Fiammifero in mano, Eddie in versione Terminator si trova in un locale in mezzo ad alieni e strani personaggi.

Un’arma appoggiata sul tavolo, forse dallo stesso Eddie, simile al gioco della roulette russa. La persona seduta si spaventa e lascia cadere le carte.

In effetti è una tipica scena da far west vissuta nel futuro.

Nel celebre ghigno associato a un impermeabile, molte persone hanno visto un omaggio a Clint Eastwood.

Di certo hanno visto che l’orologio digitale, in alto, segna sempre le 11:58.

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1988 – Seventh Son of a Seventh Son

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Probabilmente l’hai notato anche tu, ma nella copertina di Seventh Son of a Seventh Son e i tre singoli, Eddie The Head si sgretola dal resto del corpo.

Seventh Son of a Seventh Son è il primo concept album degli Iron Maiden.

Il gruppo spinge le sperimentazioni, fanno entrare le tastiere e il progressive rock nel loro heavy metal.

Il tema è la profezia, come nel primo singolo “Can I Play With Madness”, dove un giovane chiede a un vecchio di vedere il proprio futuro nella sua sfera di cristallo per sfuggire dagli incubi.

La band chiede esplicitamente (per la prima volta) a Derek qualcosa di surreale.

Pare che Riggs disegni Eddie in un paesaggio polare dopo aver visto un dipinto di Gustave Doré sul nono girone dell’Inferno, consigliato da Bruce Dickinson.

Derek però ricorda di aver trovato l’idea dopo un documentario sul Polo Nord. L’album parla di profezie e visioni, lui ha bisogno di qualcosa di distante e fumoso.

Mette Eddie su ghiaccio, a metà, perché non ha voglia di disegnarlo tutto, con un baby-Eddie che esce dal suo corpo come un piccolo Alien.

Una nascita, confermata anche dalla mela all’altezza dello stomaco di Eddie, forse un collegamento ad Adamo ed Eva e la nascita di tutti gli uomini.

La testa di Eddie prende fuoco e simboleggia l’ispirazione. Nel paesaggio, enormi iceberg somiglianti a Eddie e a sinistra lo stesso Eddie del singolo “The Number Of The Beast” in versione ghiacciata.

La firma di Derek è sull’acqua.

1988 – Can I Play With Madness – The Evil That Men Do – The Clairvoyant

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Nelle copertine dei primi tre singoli:

  1. Can I Play With Madness
  2. The Evil That Men Do
  3. The Clairvoyant

Eddie ritorna a essere solo una testa senza corpo, una testa che esplode, prende fuoco, racchiude altri mostri, creature, diavoli e chissà cos’altro.

Nel quarto singolo,“Infinite Dreams”, Eddie impenna in sella a una moto con bandiera inglese in pugno.

Dietro c’è il palco, con fumo e riflettori: infatti, il quarto singolo esce insieme al video “Maiden England” in versione VHS.

Can I Play With Rio?

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In occasione di un concerto a Rio De Janeiro, nel 2013, Derek Riggs disegnerà la copertina di Can I Play With Rio? pensando alla copertina di Seventh Son of a Seventh Son.

La versione su vinile del concerto è in edizione limitata, numerata, molto rara.

Eddie è ritratto con la maglietta del Brasile, il Cristo Redentore di Rio in una mano e tre piranha, tipicamente brasiliani, nell’altra.

Anche la mela ha gli stessi colori della bandiera brasiliana.

1990 – No Prayer For The Dying

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Gli Iron Maiden cambiano.

Gli sperimenti e le prove del 1986 e 1988 devono aver fatto venire il mal di pancia ad Adrian Smith, che lascia nel 1990, in disaccordo sulla direzione artistica del gruppo.

Janick Gers lo sostituisce. Janick Gers fa ancora parte degli Iron Maiden.

Ci sono due copertine per No Prayer For The Dying.

Al manager Rod Smallwood non piace molto la scelta di Riggs, quel becchino sollevato da Eddie mentre il mostro esce dalla sua tomba…

“Forse, guardandolo bene.. anzi no, sono sicuro che quel becchino ha i miei stessi lineamenti”, deve aver pensato Smallwood.

Per la ristampa del disco, nel 1998, c’è solo Eddie.

La lapide nella copertina originale è bianca, Riggs aggiunge queste parole nella seconda versione:

After the Daylight, The Night of Pain, That is not Dead, Which Can Rise Again

Il disco in formato LP ha l’immagine di Eddie con mitragliatrice nel side 1, e la copertina originale nel side 2.

Un paio di singoli anche per No Prayer For The Dying e altre prese di posizione della band, scomode posizioni che portano a una marea di critiche.

1990 – Holy Smoke – Bring Your Daughter To The Slaughter

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Holy Smoke parla degli scandali dei “televangelisti” di fine anni 80 e primi 90.

Profeti, pastori e personaggi del gruppo religioso degli evangelisti, molto famosi in tv, come Jimmy Swaggart, in quegli anni sono coinvolti in storie di sesso e prostituzione.

La canzone attacca Swaggart “Jimmy The Reptile”, Tammy Faye Bakker “The TV Queen” e tutti i personaggi che usano la religione per apparire (“plenty of bad preachers for the Devil to stroke”).

Nella copertina, Eddie è in piedi su un enorme rogo di televisioni e tiene una tv sollevata in alto sopra la testa.

Contrariamente a un’immagine famosa, l’occhio dentro un triangolo, che certi dicono rappresenti il Dio cristiano e altri un simbolo esoterico, in tv c’è un occhio femminile nel quadrato del tubo catodico.

Enigmatico.

Sembra essere una presa di posizione contro questi gruppi religiosi e in favore delle donne (l’occhio di un dio femminile).

Ma aspettiamo a dirlo, c’è ancora la copertina di Bring Your Daughter To The Slaughter.

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Il gruppo pubblica apposta un brano sciagurato come Bring Your Daughter to the Slaughter alla vigilia di Natale “to scare the living daylights out of Cliff Richard” (Bruce Dickinson).

Un brano sulle voglie segrete e innominabili di Dickinson (“fetch your daughter” si può tradurre in “fai venire tua figlia” in un senso poco elegante), soprattutto in clima natalizio.

Gesù.

Invece gli Iron Maiden riescono nell’impossibile, piazzando Bring Your Daughter to the Slaughter in cima alle classifiche inglesi il 30 dicembre, primo singolo metal a riuscire nell’impresa.

Un uragano di censure si abbatte sulla canzone, che inneggia allo stupro, con la BBC che rifiuta di passarlo e Radio 1 che trasmette solo un minuto di video.

Dickinson l’aveva scritta in circa cinque minuti per un film horror: A Nightmare on Elm Street 5: The Dream Child.

La copertina, ancora una volta, è in linea con il messaggio. Tra le braccia di Eddie, una ragazza con varie sfumature di rosso. Eddie e accetta verso il cielo e ghigno infernale. Eddie che non si sa che intenzioni abbia.

La donna ha forme simili a Jessica Rabbit.

Sopra la testa di Eddie c’è qualcosa di simile a una nuvola scura, come il balloon di un fumetto con i suoi pensieri contorti e mostruosi.

Nella copertina sono all’esterno del nightclub Paradise Club, conosciuto per essere il locale dove è ambientata una serie tv di quel periodo (Paradise Club)

Nella serie, uno dei protagonisti usa il club per le sue attività illegali; il pub è in copertina perché Bruce Dickinson aveva recitato per un episodio, “Rock’N’Roll Roulette”.

Il programma della serata, appeso al muro, prevede, tonight:

  • Iron Maiden

Plus

  • Genghis Khan
  • Charlotte and the Harlots: gli Iron Maiden, per un concerto in gran segreto nel 1988 in uno dei locali dove si erano fatti le unghie anni prima, suonarono con questo nome fittizio
  • 999 and the Inverted Morons (qui Derek inverte il 666 satanico, dunque, se fosse 666 sarebbero solo “morons”?)
  • Iron Maiden and The Dixie Chickens (forse è una presa in giro al gruppo country “Dixie Chicks” nato proprio nel 1989)

Eddie e la fanciulla rossa sembrano in un grande cassone delle immondizie, con mostriciattoli simili a quelli di “Run To The Hills”.

Appeso al muro, il poster di Eddie The Head recita un enigmatico “Live One Night Only”.

Ti lascio pensare a cosa può voler dire.

Il singolo sarà stampato anche in formato 7 pollici. La copertina sarà un semplice ritratto zoom di Eddie.

Grandi Cambiamenti

Grandi cambiamenti per gli Iron Maiden nei primi anni 90.

Adrian Smith è già lontano, dopo Fear Of The Dark se ne va pure Dickinson.

In mezzo, la band decide per un restyling di Eddie. E così se ne va anche Derek Riggs come autore delle copertine.

Non sempre si prendono le decisioni giuste.

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2000 – Brave New World…Continua?

Passano dieci anni, e con il nuovo millennio torna anche Derek Riggs in Brave New World.

Eddie è una nuvola e guarda minaccioso in basso verso una città futuristica.

Forse è una critica vedendo in che direzione sta andando il mondo?

Forse la scelta di non disegnarlo in forma umana non è poi così tanto casuale. Come se fosse una divinità, un essere soprannaturale che vede tutto e decide il futuro.

Sarebbe stato bello sapere come continua la storia di Eddie, ma è l’ultima copertina di Derek negli album in studio degli Iron Maiden.

Durante la permanenza di Riggs con i Maiden, Eddie si era fatto vedere anche in un numero impressionante di magliette, locandine, poster, adesivi, pubblicità, giocattoli, gadget.

Continuerà ad apparire anche dopo, comprese le copertine disegnate da Melvyn Grant (Fear Of The Dark e Virtual XI) e Hugh Syme (The X Factor).

Ma niente a che vedere con l’Eddie di Derek Riggs.

A leggere i commenti, lui è il suo vero e unico dio.

Derek Riggs ha fatto nascere Eddie, è suo, lo conosce meglio di chiunque altro. In un certo senso ce l’ha dentro.

Mi sembra ci sia stata anche una petizione per spingere gli Iron Maiden a riassumere nuovamente Riggs. Per continuare a farlo trasformare.

D’altronde non è così che una persona continua a vivere?

FONTI

Run for Cover: The Art of Derek Riggs (Martin Popoff – 2006)

ironmaiden.com

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By |2018-12-19T13:28:22+00:0012 Novembre 2018|Categories: Copertine Vinili Autografate|Tags: , |

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Toglietemi la musica, tanto vale che mi togliete l'ossigeno per respirare. Mi piace la musica che riesce a entrarmi nella mente, quella buona, che mi fa stare bene e mi aiuta in diversi modi. Spazio in tutti i generi musicali e li ascolto tutti. Per me la musica è colore, il che è buffo visto che sono daltonico. Ogni canzone o album è un colore, a seconda dell'emozione o esperienza che il mio cervello associa. Il colore cambia se la canzone mi trasmette emozioni e sensazioni diverse da prima, se il mio rapporto con quell'album nel frattempo è cambiato. Colore vuol dire libertà, significa togliere le catene alla musica, senza classificarla. E questo vuole dire tutto. Con Legendary Cover provo a raccontarti qualcosa sulla musica, per passarti qualcosa e farti vedere un po' dei miei colori.

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