In The Cage2019-02-11T10:16:53+00:00

In The Cage

The Lamb Lies Down On Broadway

1974

Genesis

Composta da: Peter Gabriel, Tony Banks, Steve Hackett, Mike Rutherford, Phil Collins

(Il testo di questa canzone è inserita in questo sito solo come citazione per la traduzione e per cercare di spiegarne il significato.
É una divulgazione culturale per gli amanti della musica e per chi è curioso: non ci sono fini economici e tutti i diritti sul testo sono riservati agli autori.)

In the cage

I got sunshine in my stomach
Like I just rocked my baby to sleep
I got sunshine in my stomach
But I can’t keep me from creeping sleep
Sleep, deep in the deep

He wakes in a cold sweat with a strong urge to vomit. There’s no sign of the cocoon and he can see more of the cave about him. There is much more of the glowing water dripping from the roof and stalactites and stalagmites are forming and decomposing at an alarming rate all around him.

Rockface moves to press my skin
White liquid turn sour within
Turn fast – turn sour
Turn sweat – turn sour
Must tell myself that I’m not here
I’m drowning in a liquid fear
Bottled in a strong compression
My distortion shows obsession
In the cave
Get me out of this cave!

As fear and shock register, he assures himself that self-control will provide some security, but this thought is abandoned as the stalactites and stalagmites lock into a fixed position, forming a cage whose bars are moving in towards him.

If I keep my self-control
I’ll be safe in my soul
And the childhood belief
Brings a moment’s relief
But my cynic soon returns
And the lifeboat burns
My spirit just never learns

Stalactites, stalagmites
Shut me in, lock me tight
Lips are dry, throat is dry
Feel like burning, stomach churning
I’m dressed up in a white costume
Padding out leftover room
Body stretching, feel the wretching
In the cage
Get me out of the cage!

At one moment there is a flash of light and he sees an infinite network of cages all strung together by a ropelike material.

In the glare of a light
I see a strange kind of sight
Of cages joined to form a star
Each person can’t go very far
All tied to their things
They’re netted by their strings
Free to flutter in memories of their wasted wings

As the rocky bars press in on Rael’s body, he sees his brother John outside, looking in. John’s face is motionless despite screams for help, but in his vacant expression a tear of blood forms and trickles down his cheek. Then he calmly walks away leaving Rael to face the pains which are beginning to sweep through his body.

Outside the cage I see my Brother John
He turns his head so slowly round
I cry out Help! before he can be gone
And he looks at me without a sound
And I shout out “John please help me!”
But he does not even want to try to speak
I’m helpless in my violent rage
And a silent tear of blood dribbles down his cheek
And I watch him turn away and leave the cage
My little runaway.

(Raindrops keep falling on my head they keep falling on my raindrops keep falling on my head they keep falling on my raindrops keep falling on my head)

In a trap, feel a strap
Holding still. Pinned for kill.
Chances narrow that I’ll make it
In the cushioned straight-jacket
Just like 22nd Street
They got me by my neck and feet
Pressures building, can’t take more
My headaches charge, earaches roar
In this pain
Get me out of this pain.

If I could change to liquid
I could fill the cracks up in the rocks
I know that I am solid
And I am my own bad luck.

However, just as John walks out of sight, the cage dissolves and Rael is left spinning like a top.

Outside John disappears, my cage dissolves
Without any reason my body revolves
Keep on turning
Keep on turning
Turning around
Spinning around
(Round, round, round, round)

Nella gabbia

Ho luce nel mio stomaco
Come quando ho appena cullato il mio bimbo per dormire
Ho luce nel mio stomaco
Ma non posso trattenermi da un sonno inquietante
Dormire, profondamente nel profondo

Si sveglia in un sudore freddo con un forte bisogno di vomitare.
Non c’è alcun segno del bozzolo e può vedere di più della caverna in cui si trova.
C’è molto più dell’acqua splendente che gocciola dal tetto e stalattiti e stalagmiti si stanno formando e decomponendo in un ritmo allarmante attorno a lui
.

Una parete di roccia si muove per schiacciare la mia pelle
Un liquido bianco diventa acido all’interno
Diventa solido, diventa acido
Diventa bagnato, diventa acido
Devo dirmi che non sono qui
Sto affondando in una paura liquida
Imbottigliato in una forte compressione
La mia distorsione mostra ossessione
Nella grotta
Tiratemi fuori da questa grotta!

Mentre si rende conto della paura e lo shock
Si assicura che il controllo di sé stesso gli darà un po’ di sicurezza
Ma abbandona questo pensiero quando le stalattiti e stalagmiti lo rinchiudono in una posizione immobile,
formando una gabbia le cui barre si muovono verso di lui

Se mantengo il controllo
Salverò la mia anima
E la credenza infantile
Porta un momento di sollievo
Ma il mio cinismo presto ritorna
E la scialuppa si brucia
Il mio spirito non impara mai

Stalattiti, stalagmiti
Mi chiudono dentro, mi imprigionano strettamente
Le labbra sono asciutte, la gola è asciutta
Mi sento come bruciare, lo stomaco ribolle
Sono vestito con un vestito bianco
Riempio la stanza rimasta
Il corpo che si allunga, sento conati di vomito
Nella gabbia
Tiratemi fuori da questa gabbia!

A un certo punto c’è un lampo di luce e vede una rete infinita di gabbie tutte unite da un materiale simile a corda.

Nel bagliore di una luce
Vedo uno spettacolo strano
Di gabbie unite a formare una stella
Ogni persona non può andare molto lontano
Tutti legati alle loro cose
Sono pescati con le loro corde
Liberi di svolazzare nei ricordi delle loro ali sprecate

Come le barre rocciose premono nel corpo di Rael, fuori vede suo fratello John che guarda all’interno. La faccia di John è immobile nonostante le grida d’aiuto, ma nella sua espressione vacua una lacrima di sangue si forma e scorre lungo la sua guancia.
Poi lentamente si allontana lasciando Rael ad affrontare il dolore che sta iniziando a spazzare il suo corpo.

Fuori dalla gabbia vedo mio fratello John
Gira la testa così lentamente
Grido “Aiuto!” prima che possa andarsene
E lui mi guarda senza una parola
E io urlo “John ti prego aiutami!”
Ma lui non vuole neanche provare a parlare
Sono impotente nella mia rabbia violenta
E una silenziosa lacrima di sangue gocciola lungo la sua guancia
E lo guardo allontanarsi e lasciare la gabbia
La mia piccola fuga.

(Gocce di pioggia continuano a cadermi in testa, continuano a cadere)

In una trappola, sento una cinghia
Mi tiene fermo. Appuntita per uccidere.
Le possibilità che ce la faccia si riducono
Nella giacca imbottita
Proprio come la 22ma strada
Mi hanno preso per il collo e i piedi
La pressione si alimenta, non ne posso più
I miei mal di testa vanno alla carica, il mal d’orecchi ruggisce
In questo dolore
Tiratemi fuori da questo dolore.

Se potessi mutare in liquido
Potrei riempire le crepe nelle rocce
So di essere solido
E io sono la mia stessa sfortuna.

Comunque, proprio mentre John scompare dalla vista
La gabbia si dissolve e Rael viene lasciato girare come una trottola.

Fuori, John scompare, la mia gabbia si dissolve
Senza alcuna ragione il mio corpo gira
Continua a girare
Continua a girare
Gira intorno
Gira intorno
(Intorno intorno intorno intorno intorno)

Significato di In The Cage

Rael, dal suo accogliente e abbastanza tranquillo posticino (il bozzolo), cade in un sonno profondo.

Si sveglia all’improvviso, sudato e sul punto di vomitare. Il senso di agitazione e malessere, con il battito del cuore accelerato, è scandito dalla batteria di Phil Collins che inizia a martellare sempre più velocemente.

Rael vede che una parete di roccia gli sta venendo addosso e cerca di schiacciarlo (“rockface moves to press my skin”).

La sua stessa paura diventa fisicamente consistente, un liquido bianco (“I’m drowning in a liquid fear”) che diventa solido, acido, liquido e ancora acido (“White liquid turn sour within, 
Turn fast – turn sour – 
Turn sweat – Turn sour”)

Capisce di essere in una caverna, del suo bozzolo nessuna traccia.

Cerca di mantenere il controllo pensando che niente è reale. Questa convinzione gli dà un secondo di conforto ma è solo un pensiero infantile, che non porta a nulla:

“If I keep my self-control,
 I’ll be safe in my soul.
 And the childhood belief – Brings a moment’s relief”

Rael è fregato dal suo essere cattivo e cinico, per questo vede “bruciarsi” ogni possibilità di salvezza (“But my cynic soon returns, 
And the lifeboat burns.
 My spirit just never learns”)

A un tratto, Rael vede stalattiti e stalagmiti che lo chiudono in una gabbia stretta e, come in un incubo, ha l’impressione che il suo corpo si stia allungando.

Vede tante gabbie come la sua tutte unite tra loro. All’interno di ogni gabbia c’è una persona intrappolata. Capisce che qualcuno o qualcosa lo sta mettendo alla prova, è lì dentro per aver sprecato la sua vita con le cose materiali, così com’è lì dentro tutta quella gente:

“Each person can’t go very far – All tied to their things
 – They’re netted by their strings,
 Free to flutter in memories of their wasted wings”

Ora Rael vede suo fratello John fuori dalla gabbia. Lui, lo chiama “fratello”, ma non è chiaro se sia davvero il fratello o se è solo una proiezione di sé stesso data dalla sua mente.

John si gira lentamente verso Rael, lo fissa e per quanto il ragazzo gridi, non risponde. Inoltre, sta piangendo sangue (forse un segno della sofferenza e del dolore dato da Rael verso suo fratello John, oppure, se John è in realtà Rael, il dolore inferto dal vero Rael alla sua parte “buona”)

John si allontana (il testo dice “My little runaway”, come se una parte di lui stesso stia andando via), Rael continua a essere nella gabbia ed è come una tortura dell’acqua

“Raindrops keep falling on my head, they keep falling on my, Raindrops keep falling on my head they keep falling on my…”

In trappola, Rael è imprigionato da una cinghia che lo tiene immobile.

La sensazione gli ricorda un momento della sua vita in strada, nella 22ma strada, quando qualcuno lo immobilizzò per mani e piedi in modo che non potesse muoversi; cose che ha già provato nella realtà ora si ripetono nel suo mondo parallelo.

La “giacca imbottita” è quella dei manicomi, segno che il nostro giovane protagonista sta andando fuori di testa.

Al culmine del dolore, tra mal di testa e mal d’orecchie e pressione in tutto il corpo, vorrebbe trasformarsi in liquido per uscire dalla gabbia attraverso le crepe nelle rocce (“If I could change to liquid,
 I could fill the cracks up in the rocks”)

Ma è in carne e ossa, solido, e può prendersela solo con sé stesso (“And I am my own bad luck”)

Quando John sparisce dalla vista, la gabbia scompare.

Era la visione di quella persona, oltre alla paura, a formare la prigione.

Forse è la paura di aprirsi con lui o di scoprire una parte di sé stesso che non conosce. Rael è un teppista, cresciuto in un riformatorio e abituato a farsi valere in strada, con aggressività e alzando le mani (raccontato in Back In N.Y.C.). Ora si trova molto più indifeso e impaurito di quello che credeva.

Nel momento in cui la sua gabbia sparisce, inizia a girare cadendo nel vuoto.

Sta andando al prossimo livello di questo “mondo parallelo”, verso la Grand Parade Of Lifeless Packaging.

Cuckoo Cocoon

The Grand Parade Of Lifeless Packaging

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