Testo, Traduzione e Significato di
Kashmir
Physical Graffiti
1975
Led Zeppelin
Composta da: Robert Plant, Jimmy Page
(Il testo di questa canzone è inserito in questo sito solo come citazione per la traduzione e per cercare di spiegarne il significato.
É una divulgazione culturale per gli amanti della musica e per chi è curioso: non ci sono fini economici e tutti i diritti sul testo sono riservati agli autori.)
Kashmir
Oh, let the sun beat down upon my face
With stars to fill my dreams
I am a traveler of both time and space
To be where I have been
Sit with elders of the gentle race
This world has seldom seen
Talk of days for which they sit and wait
All will be revealed
Talk and song from tongues of lilting grace
Whose sounds caress my ear
But not a word I heard could I relate
The story was quite clear
Oh, oh
Oh, oh
Ooh, baby, I been flying
No yeah, mama, there ain’t no denying
Ooh, yeah I’ve been flying
Mama, mama, ain’t no denying, no denying
All I see turns to brown
As the sun burns the ground
And my eyes fill with sand
As I scan this wasted land
Trying to find, trying to find, where I’ve been
Oh, pilot of the storm who leaves no trace
Like thoughts inside a dream
Here is the path that led me to that place
Yellow desert stream
My Shangri-La beneath the summer moon
I will return again
Sure as the dust that floats high in June
When movin’ through Kashmir
Oh, father of the four winds, fill my sails
Across the sea of years
With no provision but an open face
Along the straits of fear
Oh, oh
Oh, oh
When I’m on, when I’m on my way, yeah
When I see, when I see the way, you stay-yeah
Ooh, yeah-yeah, oh, yeah-yeah, when I’m down
Ooh, yeah-yeah, oh, yeah-yeah, but I’m down, so down
Ooh, my baby, oh, my baby, let me take you there
Come on, let me take you there…let me take you there
Kashmir
Oh, lascia che il sole mi batta in faccia
Con le stelle a riempire i miei sogni
Sono un viaggiatore sia del tempo che dello spazio
Per esser stato dove sono stato
Siedo con i più vecchi di una nobile razza
Che raramente questo mondo ha visto
Parlano di giorni in cui sedevano e aspettavano
Che tutto sarà svelato
Parole e canzoni in lingue dalla dolce cadenza
I cui suoni mi accarezzano le orecchie
Ma non potrei raccontare una sola parola che ho sentito
La storia era abbastanza chiara
Oh, oh
Oh, oh
Ooh, piccola, stavo volando
No, sì, donna, non lo nego
Ooh, sì stavo volando
Donna, donna, non lo nego, non lo nego
Tutto ciò che vedo diventa scuro
Mentre il sole brucia il terreno
E i miei occhi si riempiono di sabbia
Mentre do un’occhiata a questa terra desolata
Cercando di scoprire, cercando di scoprire dove sono stato
Guida della tempesta che non lascia tracce
Come pensieri dentro un sogno
Ecco il percorso che mi ha portato in quel posto
Fiume giallo come il deserto
Mia Shangri-La sotto la luna d’estate
Ritornerò ancora
Sicuro come la polvere che fluttua alta in giugno
Mentre ci muoviamo attraverso Kashmir
Oh, padre dei quattro venti, riempi le mie vele
Attraverso il mare degli anni
Con nessuna scorta ma a volto scoperto
Lungo le difficoltà della paura
Oh, oh
Oh, oh
Quando sono, quando sulla mia via, sì
Quando vedo, quando vedo la via, dove ci sei tu sì
Ooh, sì sì, oh, sì sì, quando sono giù
Ooh, sì sì, oh, sì sì, ma sono giù, così giù
Ooh, piccola mia, oh, piccola mia, lasciami portarti lì
Andiamo, andiamo
Lasciami portarti lì…lasciami portarti lì
Significato di Kashmir
É indifferente essere nati negli anni ’70, nel dopoguerra o alle soglie del nuovo millennio, né amare, detestare o restare del tutto indifferenti ai Led Zeppelin: ogni essere umano del pianeta ha sentito almeno qualche nota di Kashmir in vita sua, e se non lo ricorda è perché la sua musica ti prende e ti avvolge come una danzatrice del ventre senza che tu possa impedirlo.
Robert Plant ha la prima ispirazione mentre sta andando con Jimmy Page al 14° National Festival of Folklore a Marrakesh, nel giugno del 1973 (“Sure as the dust that floats high in June”)
I due viaggiano in macchina nel Deserto del Sahara ma non sulla strada, perché l’infinita distesa di sabbia l’ha praticamente cancellata
And my eyes fill with sand
As I scan this wasted land
Trying to find, trying to find where I’ve been.
Robert butta giù un testo, di getto, immaginando di essere un viaggiatore in luoghi lontani, sconfinati e misteriosi. I due buttano il seme, ma Kashmir non prende forma quel giorno.
Kashmir nasce a Headley Grange in una jam session tra Page e John Bonham nell’ottobre dello stesso anno. I due iniziano da uno spartito che Page aveva scritto prima del viaggio in Marocco, intitolato “Swan Song”.
Qualcosa di troppo strano per non essere sviluppato. Page utilizza un’accordatura speciale, non standard, per la sua Gibson Les Paul, influenzato dalla musica araba. Bonzo firma la demo tenendo il ritmo con compostezza, senza dilagare come al suo solito.
Plant compone soprattutto la parte centrale e inserisce le parole che aveva già scritto. A “Driving To Kashmir”, titolo in lavorazione, John Paul Jones aggiunge con il suo basso e gli archi i migliori veli del brano, i più ipnotici, il vero marchio di fabbrica. Era l’inizio del 1974.
L’essenza di Kashmir è tutta nel viaggio di Plant in Marocco, viaggio fisico ma soprattutto spirituale, concettuale, un’illuminazione sulla vita stessa.
Immagina di aver viaggiato “nel tempo e nello spazio” per essere arrivato in posti così lontani, tanto lontani dalle città occidentali da sembrare alieni, desolati e fantastici.
Immagina di essere un uomo che ha conosciuto vecchi dalla voce melodiosa a conoscenza di segreti inconfessabili, persone sagge eppure in attesa di qualcosa che deve essere rivelato (“All will be revealed”).
Quanto grande e importante deve essere questo “qualcosa” se anche quei saggi stanno aspettando giorno e notte?
É un mistero, non ricorda nulla ma gli sembra di aver volato (“I’ve been flying”) e il percorso nel deserto è invisibile come una tempesta che non lascia traccia dietro sé (“Pilot of the storm who leaves no trace”), inafferrabile come i pensieri che corrono in un sogno (“Like thoughts inside a dream”).
Le parole descrivono anche il vento che ti spinge avanti tra le dune e avanti nel tempo (“Oh, father of the four winds, fill my sails, Across the sea of years”) e il non sapere dove ti sta portando ti fa paura (“With no provision but an open face, Along the straits of fear”).
Le metafore sono meravigliose, surreali, e Plant è il miglior Plant per l’uso dello suo strumento. Non mette la voce in secondo piano nello spettacolo corale di tutti gli strumenti, ma è addirittura la cosa che spicca di più per tutta la durata del brano.
Plant vuole portare qualcuno, forse proprio noi che ascoltiamo Kashmir, a vedere quei posti (“Come on, let me take you there…let me take you there”), ipnotizzato dal tragitto.
Viaggio che ovviamente non ha nulla a che vedere con la zona del Kashmir, tra India e Pakistan. Forse Plant stava correndo da così tanto tempo nel deserto, scatolone ondulato di sabbia sempre uguale, che in effetti gli sembrava di raggiungere un luogo molto più lontano.
Il nome è rimasto anche perché suona bene.
É il perno centrale di Physical Graffiti e forse la canzone più importante di tutto il loro repertorio, l’unica che può competere con Stairway To Heaven per otto minuti; l’unica con una melodia, un concetto e uno spessore che farà innamorare tutti, critici e non, con in più l’amore del gruppo che la considera la cosa migliore mai scritta insieme.
E lo pensano tutt’ora.
Anche per John Paul Jones, l’unico non accreditato tra gli autori perché non presente il giorno della composizione, nonostante il suo tocco ci sia tutto.
Kashmir è la sintesi perfetta della loro affinità artistica e umana, l’apice della loro storia. Un brano multietnico, intenso, messo di proposito dopo una canzone leggera e allegra come Trampled Under Foot perché il contrasto fosse ancora più netto.
Kashmir è una miniera d’oro da cui decine di artisti hanno estratto a piene mani cover, remix, basi per altre melodie, sottofondi, mash-up e spezzoni di film e serie televisive, sigle di programmi e pubblicità, stacchetti e video amatoriali.
Nel 1975 è una ventata d’aria fresca, e diventa subito canzone di culto.
Versioni Cover di Kashmir
| Artista/Gruppo | Album | Anno |
|---|---|---|
| Dread Zeppelin | Hot & Spicy Beanburger | 1993 |
| Robert Plant and Jimmy Page | No Quarter: Jimmy Page and Robert Plant Unledded | 1994 |
| Kevin Gilbert | Kashmir EP | 1995 |
| Michael White & The White | Plays the Best of Led Zeppelin | 1995 |
| London Philharmonic Orchestra | Kashmir: Symphonic Led Zeppelin | 1997 |
| Jimmy Page feat. the Children | Before the Balloon Went Up | 1998 |
| Jimmy Page feat. the Children | Before the Balloon Went Up | 1998 |
| Angra | The Music Remains the Same: A Tribute to Led Zeppelin | 2002 |
| Bond | Shine | 2002 |
| William Joseph with Lucia Micarelli | Within | 2004 |
| Iron Horse | Whole Lotta Bluegrass: A Bluegrass Tribute to Led Zeppelin | 2005 |
| Sly and Robbie | The Rhythm Remains the Same: Sly & Robbie Greets Led Zeppelin | 2005 |
| Lez Zeppelin | Lez Zeppelin | 2007 |
| Tracy G and Chris Heaven | Misty Mountain Hop: A Millennium Tribute to Led Zeppelin | 2008 |
| Escala | Escala | 2009 |
| Gregorian | Masters of Chant Chapter VII | 2009 |
| Dave Matthews and Tim Reynolds | Live in Las Vegas | 2010 |
| Maya Beiser | Provenance | 2010 |
| Tarja Turunen and Mike Terrana | Beauty And The Beat | 2014 |
| Jenny Oaks Baker | Classic: The Rock Album | 2014 |
Nello spazio e nel tempo rivivo voci e suoni che sono oggi le rughe che solcano il viso, cicatrici che raccontano chi sei e da dove vieni, come un vecchio pescatore in mezzo alla tempesta vivere o morire sulla spiaggia lei aspetta il tuo ritorno pregando e lasciando scivolare una lacrima in mare sperando che ti possa raggiungere….
La migliore interpretazione di Kashmir dei LZ è secondo me quella proposta in un incredibile medley con Norwegian Wood dei Beatles da Aaron English (disponibile du YouTube), da voi NON citata. Sul commento consiglio di dare molta più importanza alla citazione del Shangri la, il vero tema cruciale di questo capolavoro.