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Quel “suo” abito bianco, finché Thriller non vi separi

Thriller – Michael Jackson (1982)

Copertina Originale: Dick Zimmerman

VALORE VINILE DA COLLEZIONE

thriller-michael-jackson-copertina

THRILLER TRACKLIST CANZONI

A1. Wanna Be Startin’ Something
A2. Baby Be Mine
A3. The Girl Is Mine
A4. Thriller

B1. Beat It
B2. Billie Jean
B3. Human Nature
B4. P.Y.T. (Pretty Young Thing)
B5. The Lady In My Life

Michael Jackson indossa l’abito bianco, per una copertina, da semplice personaggio famoso. Ma state attenti, questo è il 1982, anno di Thriller, e tra poco Michael non sarà più un semplice personaggio famoso.

La data da segnare nel calendario

In un calendario della musica, un oggetto che troveresti in un posto come LegendaryCover, ci sarebbe una data evidenziata in rosso.

30 novembre. Data che nasconde una curiosità interessante, un binario parallelo tra due decenni.

30 novembre 1979

I Pink Floyd pubblicano The Wall

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Con il loro undicesimo album, proprio nei minuti di recupero, il gruppo inglese mette in bacheca il disco più venduto degli anni ‘70.

Mi ha sempre intrigato il pensiero che i Floyd avessero avuto una geniale intuizione.

L’intuizione di non aspettare l’alba del nuovo decennio per far uscire The Wall, in cantiere da tanto tempo, consapevoli che con un mese di ritardo sarebbe finito secondo nelle classifiche di vendita degli anni ’80.

Secondo dietro a Thriller, ovviamente, che fa il suo spaventoso ingresso il…

30 novembre 1982

Esattamente tre anni dopo

Your Content Goes Here

Thriller è un semplice album?

Il sesto album di Michael Jackson coglierà tutti di sorpresa, come fosse in agguato dietro un angolo.

Dominerà le classifiche degli anni ’80 e diventerà l’album più venduto di tutti i tempi con una facilità imbarazzante.

E anche se Thriller, negli USA, non è più l’album più venduto di tutti i tempi, resta nel trono a livello mondiale, probabilmente ancora per molto tempo. Forse per sempre.

Ma questo mi sembra sia già stato detto da qualcuno.

Il punto è che di tutto ciò che è Thriller, il record di vendite (circa 50 milioni di copie dopo tre anni da quel 30 novembre 1982) è il dettaglio più insignificante.

E sai perché?

Perché Thriller è un background musicale generazionale, non un semplice album.

Poco importa il dettaglio, sicuramente da mettere in conto, che tutti nel 1982, da Jackson a Quincy Jones, da MTV a ogni tipo di media, abbiano dato a quest’album una visibilità mostruosa in confronto a tanti altri.

É lo stesso un album universale, che può arrivarti da ogni direzione e può arrivare a una persona di ogni generazione. Da qui all’eternità.

Ok, può lasciare indifferenti, può anche non piacere, e questo è normale perché stiamo parlando di musica e di gusti musicali, ma potenzialmente può entrare nell’anima di tutti.

E se lo fa, ti smuove e ti fa muovere con la giusta combinazione per essere un album apprezzato dalla critica e venerato dal pubblico.

Pop, rock, dance, il ritmo, la presenza di Michael e la sua particolarissima voce; i balletti originali e i primi Moonwalk, i video migliori visti in circolazione e realizzati per sette singoli su nove (7/9 è pazzesco); ospiti importanti come Paul McCartney, amico ancora per poco, e i Toto all’apice della loro carriera.

Thriller è una sfera di cristallo su cui tutti vedono un grande successo ma che nessuno, assolutamente nessuno ne riesce a intuire la grandezza.

È un’opera bellissima, sempre stupidamente oscurata dal giudizio sulla persona e da un’antipatia più o meno velata nei confronti della superstar.

Ecco, la copertina di Thriller è perfetta per una celebrità.

In posa, occhi fissi sull’obiettivo, un elegante abito bianco e fazzoletto tigrato.

Gli occhi sono gli stessi che ti guardano dal pericoloso circo del 1991 e hanno la stessa capacità di rubarti lo sguardo.

L’abito bianco, però, non è di Michael Jackson.

La Copertina di Dick Zimmerman

Premessa.

Questa storia prende vita dal racconto di Dick Zimmerman, autore della copertina di Thriller, sul makin’ of della copertina per la rubrica Silent Giant’s, che puoi trovare integralmente su Spotify.

Il vestito non è suo.

Lui, Michael, non è ancora lui, perché prima di quel 30 novembre 1982 Jackson non ha la stessa immagine che tutti noi fanciulli nati negli anni ‘80 abbiamo in mente.

Se tu, che stai leggendo, sei della mia stessa generazione (o successive) forse puoi capirmi.

E se sei nato prima, conservando ricordi di quel 1982, forse confermerai che Michael cambiò la definizione di superstar proprio con Thriller.

Una persona così famosa da farti provare soggezione, come se non fosse del tutto reale, anche se questa non è verità ma un mio personale, affettuoso pensiero su un artista che ho sempre ammirato.

Ma c’era un tempo in cui Michael Jackson era “solo” un giovane artista, cantante e ballerino conosciuto ma non troppo famoso, e quel periodo è prima di Thriller.

Un livello di fama accettabile, alla pari di tanti altri cantanti e attori.

Per Dick Zimmerman infatti il lavoro con Michael Jackson è un normale lavoro di routine.

Lui in questo momento ne è sinceramente convinto.

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L’abito bianco indossato da Michael Jackson nella copertina di Thriller è proprio di Dick Zimmerman.

Parte della sua vita, un vestito, resterà per sempre in una delle fotografie più iconiche del pianeta Terra, riconoscibile anche da Marte.

Durante il servizio fotografico è solo un semplice, vecchio abito acquistato due anni prima in un negozio di Los Angeles.

Oggi sarebbe uno dei tre vestiti bianchi più celebri nella musica (se ne escludiamo un paio di Elvis), se sapessimo chi ce l’ha e dove si trova.

Dick Zimmerman nel 1982 fotografa solo persone famose.

Quando i due collaborano, Michael è il cresciuto (e mai cresciuto) bambino prodigio dei Jackson5 e una promessa non ancora del tutto espressa.

Giusto il tempo di conoscere quel giovane ragazzo magrissimo, che parla a voce bassa e lentamente, dall’aspetto così fragile da sembrare di cristallo, prima che diventi una superstar blindata e inavvicinabile.

Michael e Dick diventano subito amici. E come tutte le cose più belle importanti succede tutto per caso, senza rendersene conto.

E Dick stava quasi per lasciare la fotografia…

Sì perché lui è soprattutto un pittore.

Manhattan all’anagrafe. Prima New York, poi Londra a fine anni ’60, e ancora America dal 1974, sponda ovest, a Los Angeles.

Dick studia arti visive a New York. School Visual Arts, School of Design, Brooklyn Museum. Il suo primo soggetto è suo padre. A 27 anni dirige una delle maggiori riviste di arti grafiche della Grande Mela.

Ben presto diventa un pittore conosciuto e molto richiesto. Troppo richiesto.

Quando si trasferisce a Londra trova un Eldorado artistico.

Dick capisce che il turbine di cambiamenti di The Big Smoke non avvolge solo la musica ma anche le arti visive.

Qui scopre, prova, sperimenta. Le persone non si mettono più in posa per un ritratto, preferiscono farsi fotografare.

Dick impara a fotografare, per avere riferimenti illimitati nella sua arte, le persone; una quantità potenzialmente infinita di soggetti, un numero enorme di possibili lavori. Acquisisce una grande esperienza e tecniche di fotografie innovative.

Londra accoglie Dick da pittore. Dick saluta Londra da fotografo.

Quando sbarca a Los Angeles, senza saperlo sempre più vicino a Michael Jackson, il lavoro gli piove addosso.

La sua fama di fotografo lo precede. Merito anche della scuola-Londra, molto più avanzata di quella americana.

Diventa fotografo per copertine di riviste, finestre di carta dove le star si mettono in mostra. Jacqueline Smith, una delle Charlie’s Angels, è il primo soggetto di una lunga serie. e star è un termine ancora più vicino a Michael Jackson.

Da People e tante altre riviste di celebrità, un termine sempre più in orbita Jackson, alle copertine degli album è un attimo.

Poco prima di conoscere Jackson, Dick sta pensando di ritornare a dipingere (cosa che farà comunque pochi anni dopo Thriller) ma non ha fatto i conti con il destino.

Dick Zimmerman realizza centinaia di copertine musicali, dai Village People a Billy Idol, dai Pointer Sisters agli idoli country americani, finché un giorno riceve una telefonata.

La telefonata, avrà pensato in seguito, anche se in questo momento non può saperlo.

È il manager di Michael Jackson e gli dice che, se vuole, il prossimo scatto sarebbe stato il viso di Jackson. Poi dice la stessa cosa ad altri due o tre fotografi, e prende altrettanti appuntamenti tra Jackson e i professionisti selezionati.

Zimmerman accetta la proposta, da buon professionista, e la inserisce in scaletta come un’altra collaborazione con un cantante americano. Famoso, certo. Chi non conosce Michael Jackson. Ma è una routine, nessuno può intuire cosa sarebbe stato.

Michael Jackson si presenta da solo nello studio di Zimmerman, la prima volta.

Primo incontro

Michael Jackson, prima di Thriller, poteva ancora andare a un appuntamento da solo.

Lui e Dick parlano per circa tre ore. Di ciò che piace e non piace a Michael, di ciò che piace e non piace a Dick.

Si trovano d’accordo su tante cose, si trovano immediatamente simpatici.

Michael non ha nessun tipo di pretesa. Fa molte domande. Vuole capire come la pensa Dick, di ventun’anni più vecchio di lui, sulla nuova generazione a cui Michael appartiene, sull’arte, sulla vita.

Sembra che il motivo ufficiale dell’incontro, la copertina di Thriller, sia la cosa meno importante.

Vuole capire chi è, con che persona avrebbe lavorato.

Noi oggi le chiameremmo soft skills, quelle capacità umane per cui le persone amano lavorare con te.

Il risultato e il successo della copertina di Thriller, per Michael, sarà solo una conseguenza della loro sintonia.

Arriva il giorno dello scatto

Il secondo incontro avviene negli studi di registrazione dove tutti stanno provando e riprovando Thriller.

Il secondo incontro per Dick dura appena mezz’ora e consiste nel far vedere il suo catalogo a Quincy Jones, il molto-più-di-produttore di Michael Jackson.

Dick lascia gli studi senza conferme su cosa come e quando, ma va bene così, sono tutte celebrità che ti scelgono e ti lasciano, e io un comune mortale. E poi si tratta solo di una fotografia in più. Ci saranno tanti altri album importanti.

La conferma gli arriva qualche giorno più tardi.

Dopo aver evitato le imposizioni della Sony sulla copertina decide, con Michael, di rendere Thriller è un gioco d’improvvisazione e libertà.

Michael arriva con una persona che resta sempre di fianco al fotografo per scattare a sua volta tutte le foto.

Il motivo è semplice. Michael, professionista incredibile e perfezionista dai ricordi di Zimmerman, vuole portarsi a casa tutte le immagini. Questo anche se Dick le avesse cancellate perché ritenute non adatte.

Come ogni servizio fotografico che si rispetti, la superstar deve indossare un vestito per l’occasione.

Jackson non trova nulla dall’enorme guardaroba dello studio ma gli piace molto l’abito bianco che Zimmerman indossa quel giorno.

Una rapida occhiata e si rendono conto di avere stessa taglia e altezza.

Dick si cambia in camerino, Michael indossa il vestito e si mette in posa, semidisteso con un cucciolo di tigre fatto venire apposta perché è la sua unica, vera richiesta, da amante degli animali.

Dopo un intero giorno di foto e varie prove del suo Moonwalk (Dick è una delle prime persone ad averlo visto dal vivo ballarlo) mancano solo pochi giorni perché quel semplice, vecchio, banalissimo vestito bianco finisca nell’immagine di copertina del disco più venduto di tutti i tempi.

Alla prova di Quincy Jones

Il giorno dopo Zimmerman ritorna negli studi discografici dove ancora impazzano le registrazioni di Thriller. Nell’autunno del 1982 Quincy Jones e Michael Jackson mixeranno da capo tutte le tracce, insoddisfatti del risultato ottenuto.

A differenza della prima volta, Dick ha con sé ha le circa trentacinque foto scattate a Michael Jackson il giorno prima.

Come la prima volta, Michael chiama Quincy e, incredibilmente, fa scegliere al produttore la foto da mettere in copertina.

Zimmerman ricorda che dopo un solo minuto Jones stava già puntando il dito sull’immagine che sarà la copertina di Thriller che tutti conosciamo.

“That’s the one, Michael”.

Sei mesi dopo, con Thriller già in circolazione

Circa sei mesi dopo l’uscita di Thriller, Dick Zimmerman e consorte stanno pranzando in un ristorante di Los Angeles.

Non è un posto che frequentano spesso. Lui è ancora un “semplice” fotografo. Ogni tanto indossa ancora il vestito usato da Jackson per la copertina.

Dopo un po’, Dick vede una persona entrare nel ristorate. Dalla fila di persone al seguito si capisce che è sicuramente più famoso di quando l’aveva conosciuto, ma senza dubbio è lui.

Difficile scordarsi di una celebrità a cui hai prestato uno dei tuoi vestiti.

In quel momento, quando Dick vede Michael Jackson in quel ristorante, Thriller è già un successo colossale.

Jackson va a sedersi nel lato opposto del locale dov’è seduto Dick, come a confermare il fatto che nel frattempo è molto, molto più famoso di prima.

“Figuriamoci se una star come lui ha tempo da perdere con un fotografo come me, anche se mi notasse” deve aver pensato Dick.

Dick che a un tratto si sente battere sulla spalla, si gira e si trova davanti Michael Jackson che lo ringrazia per aver “fatto diventare Thriller un grande album”.

Dick è commosso, apprezza molto il complimento, perché di solito, nell’industria discografica, tolti i cantanti e i produttori, nessuno sa niente di chi fa cosa.

Ma questa non è la sua unica soddisfazione.

Un giorno qualcuno gli farà sentire cosa si prova a essere dall’altra parte.

Riceverà la proposta di una foto mentre indossa lo stesso completo bianco, il suo completo bianco, nella stessa posizione di Jackson, con una macchina fotografica al posto della tigre e un rotolo di pellicola in tasca invece del fazzoletto.

Poi, più di dieci anni dopo, dipingerà un quadro per il matrimonio di Michael e in un’altra giornata, a metà anni ’80, un’altra voce dall’altra parte del telefono gli proporrà di vendere quell’abito bianco.

Lui acconsentirà.

Tanto, che cosa cambia? Già cinquanta milioni di persone hanno visto il suo vestito in quella foto, nel cuore di una copertina.

E altrettanti milioni di persone lo vedranno.

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By |2019-02-05T14:47:10+00:0030 Gennaio 2019|Categories: Copertine Vinili Famose|Tags: |

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Toglietemi la musica, tanto vale che mi togliete l'ossigeno per respirare. Mi piace la musica che riesce a entrarmi nella mente, quella buona, che mi fa stare bene e mi aiuta in diversi modi. Spazio in tutti i generi musicali e li ascolto tutti. Per me la musica è colore, il che è buffo visto che sono daltonico. Ogni canzone o album è un colore, a seconda dell'emozione o esperienza che il mio cervello associa. Il colore cambia se la canzone mi trasmette emozioni e sensazioni diverse da prima, se il mio rapporto con quell'album nel frattempo è cambiato. Colore vuol dire libertà, significa togliere le catene alla musica, senza classificarla. E questo vuole dire tutto. Con Legendary Cover provo a raccontarti qualcosa sulla musica, per passarti qualcosa e farti vedere un po' dei miei colori.

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