Testo e Significato di
L’Avvelenata
Francesco Guccini
1976
Composta da: Francesco Guccini
Etichetta: EMI
(Il testo di questa canzone è inserito in questo sito solo come citazione per cercare di spiegarne il significato.É una divulgazione culturale per gli amanti della musica e per chi è curioso: non ci sono fini economici e tutti i diritti sul testo sono riservati agli autori.)

Ma s’io avessi previsto tutto questo
Dati, cause e pretesto
Le attuali conclusioni
Credete che per questi quattro soldi
Questa gloria da stronzi
Avrei scritto canzoni?
Vabbè lo ammetto che mi son sbagliato
E accetto il crucifige, e così sia
Chiedo tempo, son della razza mia
Per quanto grande sia, il primo che ha studiato
Mio padre in fondo aveva anche ragione
A dir che la pensione è davvero importante
Mia madre non aveva poi sbagliato
A dir che un laureato conta più di un cantante
Giovane ingenuo, io ho perso la testa
Sian stati i libri o il mio provincialismo
E un cazzo in culo e accuse da arrivismo
Dubbi di qualunquismo son quello che mi resta
Voi critici, voi personaggi austeri
Militanti severi, chiedo scusa a Vossia
Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia
Io canto quando posso, come posso
Quando ne ho voglia, senza applausi o fischi
Vendere o no non passa fra i miei rischi
Non comprate i miei dischi e sputatemi addosso
Secondo voi ma a me cosa mi frega
Di assumermi la bega di star quassù a cantare
Godo molto di più nell’ubriacarmi
Oppure a masturbarmi, o al limite a scopare
Se son d’umore nero allora scrivo
Frugando dentro alle nostre miserie
Di solito ho da far cose più serie
Costruir su macerie o mantenermi vivo
Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone
Io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista
Io ricco, senza soldi, io radicale
Io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista
Io frocio, io perché canto so imbarcare
Io falso, vero, genio, io cretino
Io solo, qui, alle quattro del mattino
L’angoscia, un po’ di vino, voglia di bestemmiare
Secondo voi ma chi me lo fa fare
Di stare ad ascoltare chiunque ogni lamento
Ovvio, il medico dice “sei depresso”
Nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento
Ed io che ho sempre detto che era un gioco
Saper usare o no un certo metro
Compagni, il gioco si fa peso e tetro
Comprate il mio didietro, io, lo vendo per poco
Colleghi cantautori, eletti a schiera
Che si vende alla sera per un po’ di milioni
Voi che siete capaci fate bene ad aver le tasche piene
E non solo i coglioni
Che cosa posso dirvi, andate, fate
Tanto ci sarà sempre, lo sapete
Un musico fallito, un pio, un teorete
Un Bertoncelli, un prete a sparare cazzate
Ma s’io avessi previsto tutto questo
Dati, cause e pretesto
Forse farei lo stesso
Mi piace far canzoni e bere vino
Mi piace far casino
Poi sono nato fesso
E quindi tiro avanti e non mi svesto
Dei panni che son solito portare
Ho tante cose ancora da raccontare
Per chi vuole ascoltare
E a culo tutto il resto.
Storia e Significato
“…la canzone è nata con queste parole perché il momento era un momento di incazzatura. In questo momento ci vogliono queste parole. Quando a uno gli cade un mattone sul piede non dice ‘Orsù, suvvia, viva Dio…’ “
Così Francesco Guccini presenta L’Avvelenata in una delle prime esibizioni live in cui proponeva questo brano davanti al pubblico. Il momento di incazzatura nei confronti del giornalista Riccardo Bertoncelli gli ha fatto scrivere una delle sue canzoni più forti e, nonostante le parolacce, sempre piena di una poetica da renderla affilata e splendida. Come doveva essere.
È anche uno dei cavalli di battaglia nei concerti di Guccini, nel corso del tempo mai del tutto sopportata da parte sua perché, appunto, l’Avvelenata aveva semplicemente fatto il suo tempo. Non è un’invettiva a lunga scadenza, nessuna polemica generale e profonda, ma ha una sua collocazione precisa nel tempo.
Verso la metà degli anni ’70 svariati guru del liberismo lo accusarono di essere un furbo manovratore di giovani e ingenue folle di ragazzi. Uno su tutti Bertoncelli, che scriveva per la rivista Gong e in quell’occasione faceva notare al pubblico come Guccini si fosse venduto alle case discografiche.
Nel 1998 Bertoncelli ritornerà a parlarne. La recensione era su “Stanze di vita quotidiana” (1974), sesto album del Guccio, per il quale lancerà un missile con scritto: “Guccini se ne esce fuori con un disco all’anno, ma si vede che ormai non ha più niente da dire”.
La moda era di insegnare agli artisti cosa dovevano dire e quando, come dirà lo stesso Bertoncelli, una moda in cui era cascato anche lui. Alla recensione, Guccini risponde stizzito con l’Avvelenata. La scrive e la porta subito sul palco, iniziando a cantarla nei concerti. Bertoncelli allora viene a sapere che Guccini sta cantando una canzone dove lo cita. Si vedranno a casa di Guccini, si capiranno, converranno che Bertoncelli qualcosa capisce di musica e Guccini non si è poi venduto alle case discografiche.
Guccini voleva togliere il suo nome ma Bertoncelli gli consiglia di tenerlo, ora che si erano conosciuti e avevano fatto pace. Poi Guccini non voleva, inizialmente, inciderla, ma il pubblico ne era già entusiasta. Non capita tutti i giorni di cantare una canzone avvelenata e che la persona a cantarla sia proprio Guccini.
Guccini che comunque resta sempre coerente con la sua idea. L’Avvelenata nasce (e per lui muore) in quel periodo. La canterà ai concerti solo per il pubblico, “me la tirano fuori”, come dirà in un’altra intervista. Non lo reputa uno dei suoi brani migliori, nonostante sia uno dei suoi brani più famosi.
Grazie, signori, per il vostro litigio.
E grazie per aver deciso di far vivere questo sfogo.
MI stupisce, riscontrare, nel testo di una canzone che dire “storica”, è poco, o nulla, svarioni che sarebbero eclatanti anche in una tesi in lingua giapponese antica.
«…di state ad ascoltare
CHIUNQUE HA UN TIRAMENTO »
Se anche il grande Omero ogni tanto sonnecchia credo si possa perdonare il Maestro Guccini che per la metrica ha sacrificato il congiuntivo
Ma di cosa stiamo parlando? Conosce Sig. Emma la “Musica”, un “contesto musicale?” Nello stesso ci possono essere “degli svarioni” come da Lei definiti che sono dovuti alla metrica, ammesso che sappia cosa sia la metrica? Basti pensare a “Ho visto un Re” del mostro sacro Jannacci. “Gli hanno portato via un castello, di 32 che lui ne ha”. Le sembra corretto a livello grammaticale? No assolutamente, ma la metrica ed il significato sono ottimi. Invece che parlare di grammatica faccia appoondimenti sulla metrica musicale ecc….
Eh ragazzi, è parte del parlato locale che spesso non rispetta i tempi verbali
Primo, non vedo grossi svarioni, ma li leggete gli articoli di blasonate testate giornalistiche dove dotti pensatori scrivono “obbiettivo” oppure “un’altro”? ????
Secondo, l’avete letto un certo Dante Alighieri che in nome della sua somma (e questa sì) straordinaria forza poetica si inventava pure le parole o le storpiava (con infinita maestria) per stare nella metrica?
W Guccini, W l’Avvelenata e soprattutto W i geni della poesia che ci rendono vivo quello che noi tutti proviamo ma non siamo in grado di esprimere.
Primo, non vedo grossi svarioni….ma li leggete gli articoli di blasonate testate giornalistiche dove dotti pensatori scrivono “obbiettivo” oppure “un’altro”????
Secondo, l’avete letto un certo Dante Alighieri che in nome della sua somma (e questa sì) straordinaria forza poetica si inventava pure le parole o le storpiava (con infinita maestria) per stare nella metrica?
Si chiama ARTE, quella che noi poveri mortali possiamo solo ammirare e commuoverci.
W Guccini, W l’Avvelenata, W Dante e soprattutto W i geni della poesia che ci rendono vivo quello che noi tutti proviamo ma non siamo in grado di esprimere.
Buongiorno Sig. Anonimo :) condivido ogni parola da lei scritta. Evedentemente il o la si.ra Freddy Emma non conosce la “canzone”, la “musica”.
In molte canzoni sono presenti delle piccole storpiature grammaticali per centrare la metrica (ammesso che la sig.ra Emma conosca il termine). Basti persare a: “Ho visto un Re” del mostro sacro Jannacci. “Gli hanno portato via un castello di trentadue che lui ne ha”. E’ chirao il testo nonstante le storpiature grammaticali. Mannggia quante “storpiuature” nel mondo.
L’Avvelenata di Guccini era e resta un inno di protesta sempre attuale perchè rovescia nel testo tutta la rabbia che puó provare chiunque si senta vessato . Guccini traspone in poesia il coacervo di pulsioni e sentimenti che si agitano nell’animo di chi si sente ingiustamente criticato Se ci si guarda dentro ognuno ha avuto un momento nella vita con tali vissuti. E lui da grande artista quale è li ha trasformati in un brano musicale unico
Credo che ci sia un equivoco: Emma non si riferiva al testo di Guccini bensì al testo riportato su questo sito, che rispetto all’originale presenta alcuni svarioni tra cui, appunto, “chiunque, ogni lamento” andrebbe corretto con l’originale “chiunque ha un tiramento” :-)