Testo e Significato di
Scappo Di Casa
Ivan Graziani
1978
Composta da: Ivan Graziani
Etichetta: Numero Uno
(Il testo di questa canzone è inserito in questo sito solo come citazione per cercare di spiegarne il significato.É una divulgazione culturale per gli amanti della musica e per chi è curioso: non ci sono fini economici e tutti i diritti sul testo sono riservati agli autori.)

Venti giorni di fuga e neanche un appello per radio
Evidentemente mia madre
Non è neanche una buona padrona
Perfino per i cani smarriti
Si fanno appelli per radio
Ma io no, non ho imparato a leccare bene la mano
Di chi mi dà da mangiare
E la mia cara mamma
Mi ha voluto grasso ed eunuco
“Non andare con le donne”, diceva
“Hanno il demonio nel ventre
Io sarò la tua unica donna
Come il serpente che si morde la coda
L’ignoranza nel sesso è la base per vivere felici”
Il dottore vicino di casa ammassava quattrini
Nel suo cappotto di cammello
Non c’era posto per la mia adolescenza
“Il ragazzo deperisce”, diceva
“Saranno gli esami di stato”
Ma la mia mente volava ogni giorno
Sulle gambe della segretaria di scuola
Venti giorni di fuga
E neanche un appello per radio
E in questo bar sotto casa
Io mi bevo il mio cappuccino
Liscio, liscio e il peccato marcisce
Nella mia cartella di foca
Tra le calze, le mutande, le scarpe e il dentifricio
Quella rossa che continua a fissarmi
Abbracciata al suo uomo
Sarà così che il diavolo le cova nel ventre
Quasi, quasi le domando se è vero
Non ci sarebbe niente di male, “tra persone civili”
Come diceva la mamma, “ci si intende sempre”
E allora perché quel suo grosso individuo mi chiama balordo?
Vuole spaccarmi la faccia se non mi tolgo fuori dai piedi
E intanto il padrone del bar vuole che paghi il mio cappuccino
Mi coprirò con le braccia la testa, come facevo da bambino
Una canzone struggente che descrive a meraviglia la condizione psicologica di un ragazzo annullato dal protezionismo della madre. “L’ignoranza nel sesso è la base per vivere felici” sembra uno slogan che l’adolescente Ivan deve sopportare, eppure la sua voglia di scoprire il mondo inesplorato del sesso è più forte della paranoia genitoriale. Allora scappa di casa, Ivan, e con pochi versi arriva nella tetra profondità di un tema scottante come l’influenza dominante che un genitore può avere su un figlio. È una poesia delicata e dolorosa, con quello stile malinconico ma sempre piuttosto ironico e disilluso della voce di Ivan Graziani. Vorremmo andare da lui a consolarlo, e magari a pagargli il cappuccino nel bar sotto casa, sì, la sua fuga si riduce solamente a rimanere a pochi metri da casa ma fuori dalla vista e dal controllo materno. Ma è Ivan a controllare la radio per un possibile annuncio di sua madre per la sua scomparsa, invece si ritrova a considerare amaramente che dopo venti giorni di fuga anche per i cani si fanno appelli per radio, ma per lui no, per lui niente, deperito ragazzetto colpevole di essere cresciuto tra quattro mura soffocanti. E ora che l’uomo della rossa vuole spaccargli la faccia, e il barista gli chiede di pagare il cappuccino, Ivan si rende conto che da una parte deve andarsene da lì e dall’altra non può farlo perché non può pagare…allora si mette la testa tra le braccia, come istintiva protezione, indifeso, perché il mondo reale è cattivo ed esigente e non ha la campana di vetro che sua madre aveva costruito per lui.
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